L’agave è una pianta grassa che appartiene alla famiglia delle Agavaceae, ha origini tropicali e subtropicali ed è ampiamente diffusa nelle zone mediterranee.

Risulta essere una pianta molto bella che si presenta con foglie carnose a rosetta che variano dal verde-azzurro al verde-grigio, a seconda della provenienza. L’agave si può tenere sia all’esterno che all’interno ed è molto semplice da coltivare.

I Bisogni dell’Agave
L’agave necessita di tanta luce e di poca acqua, essendo una pianta che in natura cresce nel deserto; è una pianta che cresce lentamente e che tende a raggiungere dimensioni notevoli, ma proprio per la sua crescita lenta si può tenere tranquillamente in casa per anni. Le foglie dell’agave sono spinose e urticanti: meglio fare attenzione quando ci si avvicina a questa pianta e disporla lontano da bambini e cuccioli.

L’Acquisto dell’Agave
Il primo consiglio da seguire? Meglio prendere una piantina in un vivaio piuttosto che provare a piantarla autonomamente, soprattutto se si è principianti del “verde”. Se si acquista una piantina piccola in un vasetto di plastica bisognerà poi trapiantarla in un vaso più grande, in un secondo tempo. Prima di trapiantarla è bene farla crescere un po’, innaffiandola una volta alla settimana, e lasciare che le sue radici si irrobustiscano.

Trapiantare l’Agave
L’agave non ama essere disturbata, quindi è bene scegliere un vaso abbastanza grande fin da subito in modo da lasciarla crescere senza traumi e trapianti multipli. La pianta non va messa troppo in profondità nel terreno: basterà assicurarsi che le radici siano ben coperte e ben salde nel terreno, poi sarà opportuno lasciare l’agave da sola.
Il terreno migliore per l’agave è un terriccio apposito per piante grasse che si può acquistare nei vivai e nei centri agricoli. Dopo il trapianto si potrà passare ad innaffiarla un paio di volte al mese, controllando lo stato della terra nel vaso.

La Cura dell’Agave
La posizione ideale per l’agave casalinga è nei pressi di una finestra o di un balcone dove può beneficiare della luce diretta del sole; l’agave va bagnata poco, di solito quando la terra inizia a seccarsi — ma non quando è completamente secca. In primavera l’agave cresce più velocemente e va bagnata con più regolarità, usando acqua tiepida. In autunno e inverno, invece, la crescita è sospesa e quindi l’agave necessita di pochissima acqua.

Se fa molto freddo può essere utile coprire l’agave con un panno di lana; mai lasciare la pianta esposta a temperature che vadano sotto lo zero. In estate si può tranquillamente mettere l’agave in balcone o sul davanzale, dove può prendere tutto il sole che desidera.


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La cucina è una delle stanze più vissute e amate della casa. Questo è lo spazio nel quale si inizia la giornata e in cui si condivide il cibo, e, spesso, è la stanza più calda della casa, quindi, nelle giornate fredde, è perfetta per leggere o scrivere accompagnati da un buon the; la cucina, è spesso, inoltre, la stanza più luminosa dell’appartamento: anche per questo motivo è difficile che si utilizzi solo per mangiare.

Se però si vuole dare un tocco di vivacità e novità alla propria cucina, se ne possono dipingere una o più pareti. Per pitturare la cucina, è consigliabile farlo in un buon periodo, ossia la primavera o l’autunno, in quanto nella stagione fredda, l’umidità dell’aria può ostacolare l’asciugatura della pittura, mentre, il troppo caldo rischia di far asciugare prematuramente la pittura, con il rischio di rovinare l’effetto finale.

Le funzioni per le quali la cucina viene solitamente utilizzata, la rendono adatta alla pittura con colori chiari. Il colore più indicato è il bianco, in quanto le dona grande luminosità, una qualità fondamentale in un ambiente così “vissuto”, quale è la cucina, soprattutto se la sua esposizione al sole è limitata, durante la giornata; il bianco, inoltre, trasmette un’idea di armonia e di pulito. Questo colore è sconsigliato solo nel caso in cui l’effetto finale sia troppo freddo: la cucina è uno spazio funzionale ma anche conviviale; quindi, a meno ché non si sia fan dell’arredamento minimal o dell’ultra-moderno, meglio abbinare il bianco ad oggetti d’arredamento, come le tende, più colorati.

Perfetti sempre, invece, i colori pastello, che, se uniti a mobili in legno colorato, comunicano allegria e calore, oltre che a un effetto classico, che la renderà l’ambiente preferito della casa. Per pitturare la cucina, si scelgono spesso il celeste/azzurro chiaro, il verde acqua- stile anni ’50- o il rosa, ma, se i mobili sono molto chiari, è una buona idea colorare le pareti con tinte calde come l’arancio, il giallo, e, perché no, il rosso, magari dipingendo la parete dei fornelli in rosso e il resto in giallo o arancio tenue.

 


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Oggi vediamo come coltivare un bonsai di ficus carica, conosciuto anche come bonsai di fico comune.

NOMENCLATURA
NOME SCIENTIFICO Ficus carica bonsai
FAMIGLIA moraceae
NOME COMUNE ficus carica bonsai

DATI GENERICI
ESPOSIZIONE Penombra
STAGIONE —— verde ——
FORMA bonsai
CLIMA Mediterraneo
DURATA perenne
DIMENSIONE piccola
AREA ORIGINE Bacino mediterraneo

Descrizione generale
Pianta bonsai di media grandezza, ha foglie caduche molto grandi, e con frutti commestibili Le foglie sono lobate, ruvide al tatto, il tronco è grigio

esposizione
Va esposto alla luce diretta del sole o alla mezz’ombra; comunque in una zona molto luminosa.

concimazione
Da aprile a ottobre somministrare alla pianta concime per bonsai

irrigazione
Non necessita di grandi quantità d’acqua, sopporta molto bene brevi periodi di sicità

potatura
Si pota, per modellare la chioma nella forma desiderata all’inizio della primavera

malattie
E’ soggetto a muffe, e se le annaffiature sono eccessive i frutti possono fermentare

particolarità
Non è un bonsai tra i più facili da coltivare Non ha esigenze particolari

temperatura
Si adatta bene alle alte e alle basse temperature

substrato
Torba e sabbia Si adatta senza problema a qualsiasi tipo di terreno, basta che sia ben drenato

propagazione
Per talea in primavera


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Famiglia: Iridacee

Origine: Asia Minore
Lo zafferano è, come dice il suo nome latino Crocus sativus, il croco coltivato; il vocabolo “croco” è l’italianizzazione di krokos, nome greco della pianta. Quanto alla parola zafferano, deriva dall’arabo za’faran che significa giallo. Gli stimmi dei fiori contengono una sostanza solubile,
la crocina, che tinge di giallo salse e intingoli conferendo loro un gusto molto particolare. Gli antichi attribuivano allo zafferano un grande numero di virtù e proprietà terapeutiche: «E’ un eccellente cordiale che fortifica il cuore…è efficace contro tutte le malattie contagiose e maligne, le febbri e il vaiolo; calma la tosse, provoca le mestruazioni e aiuta molto in caso di parto difficile.» (Quer. Flora Espaňola). Il Medioevo fu l’età d’oro per la coltivazione e l’uso dello zafferano. E’ una pianta perenne bulbosa. Dal bulbo, poco più grande di una nocciola, nascono due o tre fiori a forma di lungo imbuto, svasato a stella, di colore variabile dal lilla chiaro al viola purpureo; dall’interno della corolla si allunga un filamento bianco, lo stilo, che termina con tre grossi stimmi di color giallo arancio o rosso vivo. Le foglie, lunghe e molto strette, si sviluppano numerose subito dopo la fioritura, che avviene alla fine dell’estate. A seconda del clima, il raccolto varia da una regione all’altra; lo si può effettuare da settembre a novembre. Si raccomanda di mettersi all’opera nelle prime ore del mattino o alla sera, quando i fiori sono chiusi. Tagliateli alla base e stendeteli su una stuoia all’ombra, tagliate poi lo stilo di ogni fiore sotto al punto di inserzione degli stimmi (attenzione: non gli stami, che sono anch’essi in numero di tre). Separato dal fiore, lo stimma può essere riscaldato in un piccolo forno o su un braciere o su fuoco moderato. L’umidità e la luce nuocciono allo zafferano, bisogna perciò conservarlo in barattoli di vetro ben chiusi, in luogo asciutto e buio. Lo zafferano stimola l’appetito e facilita la digestione. Lo si può prendere in infuso (un pizzico di zafferano in una tazza d’acqua bollente, zuccherato a volontà) dopo i pasti.


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Famiglia: Labiote

Origine: Giava
Il genere Coleus raggruppa piante erbacee annue o perenni dalle foglie opposte, semplici, picciolate, cuoriformi a margine generalmente dentellato. Quasi tutte le varietà da vivaio sono frutto di incroci tra Coleus blumei, rosso in origine, e Coleus verschaffeltii. Meno diffuso è Coleus pumilus, a portamento pendulo, le cui foglie di piccole dimensioni e di colore intenso sono bordate di verde chiaro. Affinché il coleus resti folto, bisogna costringerlo ad emettere nuovi germogli con decise cimature; quando è fiorito il suo aspetto è molto meno bello.
Si possono tagliare di frequente e senza problemi le talee, rinfoltendo poi con queste la parte bassa della pianta.

Esposizione: in appartamento ha bisogno di moltissima luce, ma mai diretta. In piena terra richiede meno luce e va piantato in mezz’ombra.

Temperatura: la pianta vuole caldo umido. Non solo non sopporta il gelo, ma non deve essere esposta a temperature inferiori a 10°C

Annaffiatura: molto frequenti, ma poco abbondanti; quotidiane in estate in appartamento. Somministrare concime liquido con l’acqua una volta al mese nel periodo di crescita, poi una volta ogni tre mesi. Gradisce acqua vaporizzata sulle foglie in estate, ma l’eccesso di acqua nel terreno provocherebbe un ingiallimento e un avvizzimento rapidi e improvvisi.

Terreno: leggero e ricco di materia organica; va bene un miscuglio di terra da giardino, humus e sabbia.

Riproduzione: per talea in maggio giugno. Diversamente seminare in cassetta, da porre in serra o sui radiatore del termosifone, in un miscuglio di torba e sabbia, a marzo-aprile. Ripicchettare le piantine prima in vasetto, poi nel vaso definitivo o in piena terra a metà Maggio.


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