I piedi secchi sono un problema comune, soprattutto sui talloni e lungo i bordi della pianta. La pelle può apparire ruvida, opaca e ispessita. Nei casi più fastidiosi compaiono piccole fissurazioni che tirano quando si cammina e, se trascurate, possono diventare dolorose.

Preparare una crema per piedi secchi in casa può essere una soluzione pratica per ammorbidire la pelle e limitare la perdita di idratazione. Bisogna però scegliere con attenzione gli ingredienti. Mescolare prodotti a caso, magari aggiungendo acqua, infusi o ingredienti alimentari, non garantisce né efficacia né sicurezza.

La preparazione più adatta all’uso domestico è un balsamo anidro, cioè privo di acqua. Nell’uso comune possiamo chiamarlo crema, anche se dal punto di vista cosmetico ha una consistenza più ricca e oleosa. Non avendo una fase acquosa, non richiede la complessa emulsione tipica delle creme tradizionali e presenta un rischio microbiologico più contenuto. Deve comunque essere preparato con materie prime cosmetiche, utensili puliti e buone pratiche igieniche.

Vediamo quindi come realizzare una crema semplice, come applicarla correttamente e in quali casi è meglio evitare il fai da te e rivolgersi a un medico, a un dermatologo o a un podologo.

Perché la pelle dei piedi diventa secca

La pelle della pianta del piede ha caratteristiche particolari. È più spessa rispetto a molte altre zone del corpo e deve sopportare continuamente peso, pressione e sfregamento. Inoltre, non contiene ghiandole sebacee, quelle che in altre aree producono il sebo e contribuiscono a mantenere morbida la superficie cutanea.

Quando l’idratazione diminuisce, lo strato esterno della pelle perde elasticità. Il problema si nota soprattutto sui talloni, dove la pressione esercitata durante la camminata tende a spingere la pelle verso l’esterno. Se la zona è già dura e poco flessibile, possono comparire tagli e fessure.

Tra i fattori che favoriscono la secchezza rientrano:

  • l’uso frequente di sandali, ciabatte e scarpe aperte sul tallone;
  • docce o pediluvi molto caldi e prolungati;
  • detergenti aggressivi o troppo sgrassanti;
  • clima freddo, aria secca e riscaldamento domestico;
  • lunghe ore trascorse in piedi;
  • sfregamento causato da scarpe inadatte;
  • età e naturale riduzione dei lipidi cutanei;
  • mancanza di una regolare routine idratante.

La secchezza può anche essere associata a dermatiti, psoriasi, infezioni fungine o ad alcune condizioni generali. Per questo motivo una crema fatta in casa può aiutare la pelle semplicemente secca, ma non sostituisce la diagnosi e il trattamento di una malattia.

Come funziona una crema per piedi secchi

Per capire quali ingredienti scegliere è utile conoscere tre termini: umettanti, emollienti e occlusivi. Sembrano parole da laboratorio, ma il concetto è piuttosto semplice.

Gli umettanti aiutano a trattenere acqua nello strato superficiale della pelle. Tra i più utilizzati nei prodotti cosmetici troviamo glicerina e urea. Gli emollienti riempiono temporaneamente le piccole irregolarità della superficie, rendendo la pelle più liscia e morbida. Gli oli vegetali e il burro di karité svolgono soprattutto questa funzione.

Gli occlusivi, invece, formano una barriera che rallenta l’evaporazione dell’acqua. La vaselina cosmetica è uno degli esempi più efficaci. Anche cere e burri contribuiscono, in misura diversa, all’effetto protettivo.

Una crema per piedi secchi commerciale può contenere tutte e tre le categorie. In una preparazione domestica senza acqua è più facile lavorare con emollienti e occlusivi. La crema va quindi applicata sulla pelle leggermente umida, in modo da trattenere l’acqua già presente.

Per una secchezza intensa si può applicare prima un prodotto commerciale senza profumo contenente urea o glicerina e, subito dopo, un velo della crema fatta in casa. In questo modo il primo prodotto fornisce la componente umettante, mentre il balsamo oleoso contribuisce a ridurre la perdita di acqua.

Perché è meglio evitare una crema fatta in casa con acqua

Molte ricette online suggeriscono di mescolare oli con acqua, gel di aloe, tisane, latte, miele o infusi di erbe. Il risultato può sembrare piacevole appena preparato, ma presenta due problemi importanti.

Il primo riguarda la stabilità. Acqua e olio non rimangono miscelati da soli. Serve un emulsionante adatto, utilizzato nella giusta percentuale e lavorato alla temperatura corretta. Senza questi accorgimenti, la crema si separa rapidamente.

Il secondo problema è la contaminazione. La presenza di acqua crea un ambiente nel quale batteri, lieviti e muffe possono proliferare. Un cosmetico acquoso richiede quindi un sistema conservante specifico, un controllo del pH e prove di stabilità e sicurezza che difficilmente possono essere eseguite in una cucina domestica.

La vitamina E non risolve questo problema. Può rallentare l’ossidazione di alcuni oli, ma non è un conservante antimicrobico. In altre parole, aiuta a contrastare l’irrancidimento, non impedisce a batteri e muffe di svilupparsi in una preparazione contenente acqua.

Per una ricetta semplice e destinata all’uso personale conviene quindi restare su una formula anidra. Meno ingredienti, meno passaggi e meno possibilità di errore.

Ingredienti per preparare la crema

La seguente formula permette di ottenere circa 100 grammi di prodotto. Le quantità sono espresse in grammi perché la pesatura risulta più precisa rispetto all’uso di cucchiai e cucchiaini.

  • 45 g di burro di karité cosmetico: ammorbidisce la pelle e conferisce corpo alla preparazione;
  • 30 g di vaselina bianca cosmetica o di grado farmaceutico: forma una barriera protettiva e limita l’evaporazione dell’acqua;
  • 20 g di olio di jojoba o di girasole alto oleico: rende il composto più scorrevole e facilita l’applicazione;
  • 5 g di cera d’api cosmetica: aumenta la consistenza e riduce il rischio che il prodotto diventi troppo liquido con il caldo.

L’olio di jojoba è piuttosto stabile e lascia una sensazione meno untuosa rispetto ad alcuni oli vegetali. L’olio di girasole alto oleico rappresenta un’alternativa più economica. Controlla sempre che la materia prima sia destinata all’uso cosmetico e che non sia scaduta.

La cera d’api può essere omessa, ma la crema risulterà più morbida, soprattutto in estate. In questo caso aumenta leggermente il burro di karité o conserva il prodotto in un luogo fresco.

Non aggiungere oli essenziali solo per profumare la preparazione. Le fragranze non migliorano l’effetto idratante e possono irritare una pelle già secca o fissurata. Una formula semplice e senza profumo è spesso la scelta migliore. Diciamolo chiaramente: i piedi non hanno bisogno di profumare di lavanda per stare meglio.

Utensili necessari

Prima di iniziare prepara tutto il materiale. Ti serviranno:

  • una bilancia digitale con precisione al grammo;
  • due contenitori resistenti al calore per il bagnomaria;
  • un cucchiaio o una spatola pulita;
  • un piccolo frustino manuale, facoltativo;
  • un vasetto da circa 100 o 120 ml con coperchio;
  • etichette per indicare contenuto e data di preparazione.

Il contenitore finale dovrebbe avere un’imboccatura abbastanza ampia da permettere di prelevare il prodotto con una spatolina. Puoi utilizzare vetro o plastica idonea ai cosmetici. Evita vecchi barattoli che hanno contenuto alimenti molto aromatici, prodotti chimici o cosmetici difficili da rimuovere.

Lava gli utensili e il vasetto con acqua calda e detergente, risciacquali accuratamente e lasciali asciugare del tutto. Non deve rimanere acqua sul fondo o sulle pareti. Per una pulizia aggiuntiva puoi passare sulle superfici interne un prodotto a base di alcol adatto allo scopo, lasciandolo poi evaporare completamente prima dell’uso.

Procedimento passo dopo passo

Prepara un bagnomaria riempiendo una pentola con pochi centimetri d’acqua. L’acqua deve essere calda, ma non deve entrare nel contenitore degli ingredienti.

  1. Pesa separatamente il burro di karité, la vaselina, l’olio e la cera d’api.
  2. Metti nel contenitore resistente al calore la cera d’api, la vaselina e l’olio.
  3. Scalda lentamente a bagnomaria, mescolando fino a quando la cera risulta completamente sciolta.
  4. Togli il contenitore dal calore e aggiungi il burro di karité tagliato in piccoli pezzi.
  5. Mescola con calma fino a ottenere un composto uniforme e privo di grumi.
  6. Lascia intiepidire per qualche minuto, continuando a mescolare di tanto in tanto.
  7. Versa il prodotto nel vasetto pulito e perfettamente asciutto.
  8. Lascia raffreddare senza coperchio fino alla completa solidificazione.
  9. Chiudi il vasetto e applica un’etichetta con la data di preparazione.

Evitare un calore eccessivo aiuta a preservare meglio le caratteristiche degli ingredienti. Inoltre, il burro di karité scaldato troppo a lungo può assumere una consistenza granulosa durante il raffreddamento. Non è necessariamente deteriorato, ma il prodotto diventa meno gradevole da usare.

Se desideri una consistenza più soffice, puoi lavorare la preparazione con un piccolo frustino mentre si raffredda. Aspetta che inizi ad addensarsi e sbatti per qualche minuto. Otterrai una crema più voluminosa, anche se l’effetto montato può ridursi con temperature elevate.

Come correggere la consistenza

La consistenza finale dipende dalla temperatura della stanza e dalle caratteristiche delle materie prime. Non allarmarti se il risultato non è perfetto al primo tentativo.

Se la crema è troppo dura, scioglila nuovamente a bagnomaria e aggiungi poco olio, circa 2 o 3 grammi alla volta. Mescola, lascia raffreddare e valuta il risultato. Procedi gradualmente perché un’aggiunta eccessiva può rendere il composto troppo fluido.

Se invece è troppo morbida, riscaldala e incorpora 1 o 2 grammi di cera d’api. Una piccola quantità può cambiare sensibilmente la consistenza. Non esagerare, altrimenti la crema diventerà difficile da prelevare e stendere.

Durante l’estate puoi preferire una formula leggermente più compatta. In inverno, quando il burro e la cera si induriscono, può risultare più comoda una versione con qualche grammo di olio in più.

Come applicare correttamente la crema

Il momento migliore per applicarla è la sera, dopo aver lavato i piedi. Usa acqua tiepida e un detergente delicato. Asciuga con attenzione, soprattutto tra le dita, ma lascia appena umida la zona del tallone e della pianta.

Preleva una piccola quantità di prodotto con una spatolina pulita oppure con mani perfettamente asciutte. Massaggia talloni, bordi e zone ruvide fino a distribuire uno strato sottile e uniforme. Non serve esagerare. Uno strato troppo abbondante rende il piede scivoloso e non garantisce automaticamente un risultato migliore.

Evita di applicare il balsamo tra le dita, dove l’umidità tende a ristagnare. In quella zona è importante mantenere la pelle asciutta, specialmente se esiste una predisposizione alle infezioni fungine.

Dopo l’applicazione indossa calzini puliti di cotone. I calzini riducono il trasferimento del prodotto sulle lenzuola e mantengono il balsamo a contatto con la pelle. Al mattino i piedi dovrebbero apparire più morbidi, anche se la pelle molto ispessita richiede un uso costante.

Inizia con un’applicazione quotidiana per una o due settimane. Quando la situazione migliora, puoi passare a due o tre applicazioni settimanali. La regolarità conta più della quantità applicata in una sola volta.

Come trattare la pelle dura senza danneggiarla

La crema ammorbidisce la superficie, ma uno strato molto spesso di pelle dura può richiedere una delicata esfoliazione. La parola chiave è delicata.

Una o due volte alla settimana puoi utilizzare una lima per piedi a grana fine o una pietra pomice. Non esercitare troppa pressione e interrompi il trattamento se avverti dolore o bruciore. Rimuovere aggressivamente lo strato superficiale può provocare irritazione, tagli e un ulteriore ispessimento difensivo della pelle.

Non utilizzare lamette, forbici, taglierini o strumenti improvvisati. Il rischio di ferirsi è concreto, soprattutto nelle zone meno visibili. Anche i callifughi contenenti acidi richiedono cautela e non sono adatti a tutti.

Se hai diabete, problemi di circolazione, sensibilità ridotta ai piedi o precedenti ulcere, non limare calli e duroni senza aver ricevuto indicazioni da un professionista sanitario. Una piccola lesione, magari neppure avvertita, può diventare un problema serio.

Urea e altri ingredienti per la secchezza intensa

Quando i talloni sono molto ruvidi, una crema commerciale contenente urea può risultare più efficace di una preparazione composta soltanto da oli e burri. L’urea agisce come umettante e, a determinate concentrazioni, aiuta anche ad ammorbidire lo strato di pelle ispessita.

Per i talloni secchi vengono spesso utilizzati prodotti con una concentrazione di urea compresa indicativamente tra il 10 e il 25 per cento. Percentuali più elevate non sono automaticamente migliori e possono irritare la pelle sensibile, infiammata o profondamente fissurata.

Non è consigliabile aggiungere polvere di urea direttamente alla ricetta domestica. L’urea deve essere sciolta in una fase acquosa e inserita in una formulazione con pH, conservazione e stabilità adeguati. Versarla in un miscuglio oleoso non permette di distribuirla in modo uniforme.

Una soluzione più semplice consiste nell’applicare una crema all’urea già formulata e testata, lasciarla assorbire e stendere sopra un velo del balsamo anidro. Se avverti bruciore persistente, interrompi l’uso e chiedi consiglio al farmacista o al medico.

Conservazione e durata della crema

Conserva il vasetto ben chiuso, lontano da fonti di calore, luce diretta e umidità. Il bagno non è sempre il posto ideale perché temperatura e umidità cambiano continuamente. Un cassetto fresco e asciutto può essere una scelta migliore.

Preleva il prodotto con una spatolina pulita oppure con dita completamente asciutte. Non aggiungere acqua quando la crema diventa più solida e non lasciare il contenitore aperto durante l’uso. Anche una preparazione anidra può essere contaminata attraverso mani, utensili e superfici sporche.

Senza prove di laboratorio non è possibile stabilire una scadenza esatta. Per prudenza prepara piccole quantità e cerca di consumare il prodotto entro due o tre mesi. Questa indicazione è conservativa e può variare in base alla freschezza degli ingredienti, alla temperatura e alle condizioni igieniche.

Getta la crema se noti:

  • odore rancido o diverso da quello iniziale;
  • cambiamenti marcati di colore;
  • presenza di muffa o punti insoliti;
  • separazione accompagnata da odore sgradevole;
  • irritazione che prima non si verificava;
  • contatto accidentale con acqua sporca o altre sostanze.

La comparsa di piccoli granuli nel burro di karité può dipendere dal raffreddamento e non indica sempre un deterioramento. Se però hai dubbi sull’aspetto o sull’odore, non rischiare. La quantità preparata è modesta e rifarla costa meno che gestire un’irritazione.

Fare una prova prima dell’uso regolare

Anche gli ingredienti naturali possono provocare reazioni. Il termine naturale non significa automaticamente delicato, anallergico o adatto a ogni persona.

Prima di usare la crema su entrambi i piedi, applicane una piccola quantità su una zona limitata di pelle integra. Osserva l’area nelle successive 24 o 48 ore. Se compaiono arrossamento, gonfiore, prurito o bruciore, lava la zona e non continuare l’applicazione.

Chi ha allergie note alla cera d’api, ai prodotti delle api, al lattice naturale o ad alcuni ingredienti vegetali dovrebbe controllare con particolare attenzione la composizione delle materie prime. In caso di dubbi è preferibile scegliere una crema commerciale ipoallergenica e senza profumo, oppure chiedere consiglio al dermatologo.

Errori comuni nella preparazione

Il primo errore consiste nell’aggiungere acqua, aloe o tisane senza un conservante adeguato. La consistenza può sembrare più simile a quella di una crema, ma la preparazione diventa molto più difficile da conservare in sicurezza.

Un altro errore è misurare gli ingredienti soltanto a cucchiai. Burri, cere e oli hanno densità diverse. Due cucchiai apparentemente uguali possono quindi pesare quantità molto differenti. Una piccola bilancia digitale permette di ripetere la ricetta e correggerla con precisione.

Evita inoltre di:

  • usare ingredienti alimentari al posto di materie prime cosmetiche;
  • aggiungere succo di limone, bicarbonato o aceto sulla pelle fissurata;
  • utilizzare grandi quantità di oli essenziali;
  • preparare mezzo chilo di prodotto al primo tentativo;
  • immergere dita bagnate nel vasetto;
  • applicare la crema prima di camminare a piedi nudi;
  • coprire lesioni infette con uno spesso strato occlusivo;
  • considerare ogni screpolatura una semplice conseguenza della secchezza.

Anche l’eccesso di prodotto può diventare un problema. Se applichi la crema durante il giorno e poi cammini senza calzini, rischi di scivolare. Meglio riservare il trattamento più ricco alla sera.

Quando la crema fatta in casa non basta

Una comune secchezza dovrebbe migliorare gradualmente con idratazione regolare, calzature adeguate e una cura delicata della pelle. Se il problema persiste, peggiora o si ripresenta rapidamente, può esserci una causa che richiede un trattamento specifico.

Consulta un professionista sanitario in presenza di:

  • fessure profonde, sanguinanti o molto dolorose;
  • rossore che aumenta, calore, gonfiore o pus;
  • cattivo odore associato a lesioni o secrezioni;
  • prurito intenso e desquamazione tra le dita;
  • vescicole o alterazioni che si estendono;
  • dolore durante la camminata;
  • mancato miglioramento dopo alcune settimane;
  • cambiamenti di colore o temperatura del piede.

Prurito, desquamazione e piccole fissure tra le dita possono essere compatibili con il piede d’atleta, un’infezione fungina che richiede un prodotto antimicotico e non una semplice crema emolliente. Applicare molto balsamo tra le dita potrebbe trattenere ulteriore umidità e peggiorare la situazione.

Chi soffre di diabete, neuropatia, disturbi circolatori o immunitari dovrebbe chiedere consiglio prima di trattare autonomamente fissure, calli e lesioni. In questi casi il controllo quotidiano dei piedi e l’intervento tempestivo hanno un’importanza particolare.

Una routine completa per prevenire la secchezza

La crema funziona meglio quando fa parte di una routine semplice. Lava i piedi con acqua tiepida, non bollente, e limita i pediluvi troppo lunghi. Usa un detergente delicato e asciuga con cura, senza strofinare energicamente.

Applica la crema subito dopo il lavaggio, quando la pelle conserva ancora un po’ di umidità. Indossa scarpe comode, della misura corretta e capaci di sostenere il tallone. Alterna le calzature e cambia ogni giorno i calzini.

Se passi molte ore in piedi, controlla che le scarpe non aumentino la pressione sui bordi del tallone. Le ciabatte rigide e aperte possono favorire l’espansione laterale della pelle. Non significa che vadano eliminate per sempre, ma è utile alternarle con calzature più stabili.

Controlla regolarmente la pianta, i talloni e gli spazi tra le dita. Una piccola fissura affrontata subito è più semplice da gestire rispetto a un taglio profondo. Bastano pochi secondi, magari mentre metti i calzini.

Preparare una buona crema senza complicarsi la vita

Per realizzare una crema per piedi secchi non serve trasformare la cucina in un laboratorio cosmetico. Una formula breve, priva di acqua e composta da ingredienti adatti all’uso cutaneo rappresenta la scelta più gestibile.

Il burro di karité e l’olio ammorbidiscono la superficie, mentre vaselina e cera contribuiscono a ridurre la perdita di acqua. Applicata la sera sulla pelle leggermente umida, la crema crea un trattamento ricco particolarmente adatto a talloni e bordi della pianta.

La preparazione domestica, però, ha limiti precisi. Non cura infezioni, dermatiti o fissure profonde e non sostituisce una crema all’urea correttamente formulata quando la pelle è molto ispessita. Non contiene inoltre un sistema conservante studiato in laboratorio, quindi deve essere prodotta in piccole quantità e maneggiata con attenzione.

Il vero segreto non è aggiungere dieci ingredienti esotici. È usare pochi componenti ben scelti, mantenere una buona igiene e applicare il prodotto con costanza. I piedi, spesso dimenticati fino all’arrivo dei sandali, ringrazieranno.


read more

In questa guida proponiamo alcuni consigli utili per avere capelli lisci perfetti.

Cambia abitudini
Prova a fare come fanno le americane: utilizza il balsamo prima dello shampoo. Stendi il balsamo prima di entrare in doccia così mentre il getto d’acqua scende, i capelli si lisciano velocemente. Dopo stendi lo shampoo al centro della testa e risciacqua lasciando che l’acqua porti via tutto senza massaggiare. Poi asciugati tamponando leggermente.

Metti sempre il balsamo
L’ondulazione che vuoi eliminare non inizia mai dall’attaccatura, ma parte un pochino più in giù. Quindi, se metti il balsamo vicino alla cute, si rischia solo di sporcare inutilmente i capelli. Applicalo partendo qualche centimetro dalla radice, senza frizionare.

Spazzola quadrata
Se l’ondulazione è poca meglio sostituire la spazzola tonda con una larga e piatta. Dopo aver tolto i nodi, passa la spazzola tra i capelli cercando di tirarli aiutandoti con il phon con il diffusore piatto. Asciuga i capelli dall’alto e avrai capelli lisci e perfetti.

Burro di Karitè
Le donne africane lisciano i loro capelli con il burro di Karitè da applicare su tutta la lunghezza dei capelli. Se non lo trovi puoi usare anche il gel. Il risultato è un effetto bagnato e per eliminare l’impacco occorre massaggiare lo shampoo a secco e poi fare due lavaggi con acqua tiepida.

Se sono molto lunghi
Un metodo in voga negli anni Settanta, dopo lo shampoo arrotola i capelli dal centro della testa su un bigodino di grande diametro. Dopo sistema le ciocche dell’attaccatura intorno alla testa, in modo da creare un turbante, lisciandoli con il gel. Poi fissali con i becchi d’oca e lasciali asciugare sotto una retina stretta. Risultati: capelli liscissimi.

Per capelli medio lunghi
Procurati dei bigodini jumbo size con un diametro di almeno 10 cm. Tampona i capelli con un asciugamano, arrotola le ciocche fissandole usando degli stecchi che non lasciano tracce. Dopo asciuga i capelli spazzolandoli a testa in giù per eliminare la leggera ondulazione.

Capelli tutti pari
La piastra è perfetta ma senza abusarne. E’ uno dei metodi più efficaci per eliminare le onde ma va usata con cautela, non più di una volta alla settimana, perchè a lungo andare disidratano il capello rendendoli opachi, anche se le piastre di nuova tecnologia rispettano maggiormente il capello.

Capelli corti
Aiutati con i cerotti. E’ un metodo che si usava negli anni ’50. Dopo lo shampoo, liscia le ciocche con il gel e fissale con dei cerotti antistrappo alla testa. (es. la frangia). Tienili così fino a quando non si saranno asciugati. Funziona perfettamente se non hai capelli troppo lunghi. Per avere capelli corti sempre perfetti ed in ordine.

Asciugali sempre bene
Molto importante. Se non vuoi capelli ricci o che si arriccino, anche con l’umidità, asciugali bene e difendili con un olio ai semi di lino. Più sono asciutti e meno si increspano. Per proteggerli dagli agenti atmosferici dopo la piega spruzza un velo di lacca.


read more

Migliorare la postura. Un lavoro di squadra di tutto il copro, che parte dai piedi per arrivare alla testa, passando per le ginocchia, pelvi, spalle e schiena.

Smartphone, computer, lavori d’ufficio, borse a tracolla, e infinite spostamenti: siamo diventati una generazione di persone goffe, in postura scorretta continua, quelli che in inglese si definiscono slouchers.

Pensando di apparire “rilassati” e “polleggiati” in pubblico, non ci rendiamo conto che ci stiamo facendo più male che bene, peggiorando una postura già compromessa per motivi di lavoro.
Ormai anche i giovani si lamentano di problemi alle ginocchia e di un mal di schiena cronico.
L’aumento della popolarità di pratica chiropratica, massaggi, e fisioterapisti è il risultato delle nostre scelte di vita e dele nostre norme di spostamento e trasporto pesi, poco “severe” e troppo lassive.
Si dà sempre tutto per scontato, che siamo giovani, che tanto riusciamo, oppure che sia inevitabile per questione di tempo o necessità… in realtà esiste sempre una scelta quando decidiamo di come muovere il nostro corpo. Forse siamo anche, erroneamente, condizionati dal fatto che tutto ciò che è “norma” faccia male.
Cosa ti viene in mente quando senti la frase “postura perfetta”?
Sicuramente postura dettata da una disciplina rigorosa, con tanto di squadra o libri in testa.. Essere consapevoli di non averla è un buon punto, non sentirsi in colpa, il seguente ma cercare di migliorare è il terzo punto fondamentale.
Lavorare sulla propria postura può avere effetti estremamente positivi sulla tua mentalità stato di salute.
Sei pronto a lavorarci su? Bene, allora, cominciamo dalle dita dei piedi…

Piedi e caviglie:
Il primo punto su cui partire è quello più in basso del corpo, da coloro che sorreggono il corpo e lo aiutano a spostarsi. I piedi e caviglie.
– Scelta di buone scarpe
Indipendentemente che sei un corridore, qualunque fisioterapista, consulente ti dirà che una buona postura inizia dai tuoi piedi. Dopo tutto, essi sono la base su cui il resto del tuo corpo riposa!
Un’analisi della pianta del piede potrà indicarci prima di tutto se sono in atto modifiche strutturali che poi si ripercuoteranno sulla colonna vertebrale, quindi sulla postura, e come un gatto che si morde la coda, se non corriamo ai ripari, andremo a peggiorare, determinando molti disagi e squilibri al corpo, dal calo della vista, emicrania, sciatalgie..confusione mentale.
– Studio della pianta del piede
Dallo studio del passo si è visto che il piede ha normalmente un movimento fisiologico di pronazione, caratteristico del tipo di appoggio neutro. Quindi quello che dobbiamo capire è se abbiamo un difetto di iperpronazione o se al contrario abbiamo un deficit di pronazione che si traduce con un piede rigido o supinato.
Se l’arco del piede risulta neutro, le caviglie si presenteranno allineate, quindi la scarpa deve semplicemente ammortizzare e controllare il piede per una corretta stabilità.
Se l’arco del piede è particolarmente accentuato, le caviglie saranno in supinazione, ovvero tenderanno verso l’esterno. Lo noterete anche da come viene consumato il tacco delle scarpe o dalla piega verso l’esterno che prenderanno le vostre scarpe da ginnastica. Risultando importante l’uso di un plantare la scarpa deve essere particolarmente ammortizzata, per accogliere il plantare e ridurre al minimo gli schock.
Se l’arco del piede è piatto, le caviglie saranno in iperpronazione. Serve quindi un controllo del movimento con l’utilizzo di plantare personalizzato e scarpe con plantare di materiale più solidi.
Trascorrere tutto il giorno con i tacchi o altre scarpe non solide può portare ad archi estremamente deboli e cattive posizioni delle caviglie. Alcuni semplici esercizi possono aiutare a rinforzare i piedi e vi aiuteranno a ristabilire le vostre basi.
1) Raccogliere una penna con le dita dei piedi
Si tratta di un esercizio molto semplice che potete svolgere proprio nei ritagli di tempo. Ogni volta che vi trovate seduti sul divano, o alla scrivania provate a mettere una penna sul pavimento e a raccoglierla con le dita dei piedi!
2) Accorciare il piede
Un altro grande esercizio si chiama “il piede corto”.
Ci vuole un pochino più di pratica ma è molto semplice. Dovete accorciare la lunghezza del piede alzando solo l’arco plantare.
Si svolge quando si sta in piedi, ponente i piedi allineati e non a “papera”.
Questo vi aiuterà a rinforzare le ginocchia e quadricipiti!

Ginocchia e quadricipiti
Il secondo punto su cui lavorare sono le ginocchia e quadricipidi.
Le ginocchia sono un silenzioso punto di unione e seguono l’esempio delle articolaizoni inferiori e superiori. Per questo è importante correggere prima le arcate e rinforzare le caviglie. Un buon allineamento cavligle, fianchi permetterà un buon posizionamento della rotula. Altrimenti questa dovrà cercare di tenere in equilibrio tutto il disequilibrio.
Un esercizio importante per evitare che il ginocchio sia in tensione e crei ostacolo alla postura è quello di cercare di rilassarlo evitando l’iperestensione (tenendo le ginocchia oltre la verticale). Coinvolgere il quadricipite per proteggere l’articolazione del ginocchio!

Pelvi
Il bacino è il punto centrale per la postura, sia in senso letterale sia figurato, quindi diviene essenziale un suo corretto allineamento.
Sicuramente la condizione emotiva gioca un ruolo importante nella nostra postura ma a prescindere da questo, anni di seduta e posizione eretta in piedi, (in modo corretto o non corretto), significa una grande quantità di lavoro a livello del bacino. Inoltre spesso la tensione muscolare, sopratutto nelle donne, si scarica a livello anche e lombare. Chi sta molto a sedere, altro esempio, tende ad avere i flessori dell’anca tirati, corti; allungare lo psoas diviene essenziale.
La scorretta postura, ricordiamo porta non solo dolore alle basse articolazioni ma può essere causa di tensione e scarico di tensione e squilibrio in tutto al corpo, dalla cervicale, alla cattiva digestione, cattiva occlusione mandibolare, emicrania…
Un esercizio utile, ad esempio per chi tende ad avere la parte superiore del bacino inclinata in avanti (lordosi) è quello che coinvolge i muscoli dei glutei, tirando delicatamente il coccige verso il basso in modo che i muscoli addominali sollevino l’osso pubico.

Addominali e Core
Un core sviluppato ci permette stabilità ed equilibrio. Due fondamenti fisici e di riflesso mentali per il nostro benessere. Tecnicamente aiuterà a stabilizzare il bacino e, soprattutto, a proteggere la fascia lombare, uno delle zone più comuni di dolore cronico per il lavoratore moderno.

Le spalle ed il petto
Le spalle assumo di riflesso una posizione in base a tanti fattori, alle nostre emozioni (stress → contrattura), alla nostra apertura verso l’esterno o meno (spalle introflesse), ad altezza diversa per equilibrare la posizione del bacino..
Spalle contratte porta irrigidimento a tutta la muscolatura del collo e della schiena, quindi a dolore e maggior facilità all’ernia.
Così imparare a rilassare le spalle e le anche possono avere un impatto incredibile non solo sulla nostra salute fisica, ma anche sul nostro atteggiamento. Non a caso molte tecniche di psicoanalisi partono dal “modificare” la postura per arrivare al cambiamento di atteggiamento mentale e risoluzione anche di traumi.
Assumere una posizione di “rilassamento” non vuol dire trasformarsi in sacchi viventi, poichè così si va solo a caricare la fascia lombare, schiacciando le vertebre,e a “rammollire” tutta la fascia muscolare che avvolge la colonna vertebrale.. con conseguenze dannose e talvolta poco riparabili.

Collo e la testa
Siamo così arrivati alla fine del corpo, in cima alla torre.
Avendo lavorato, rinforzato, equilibrato la postura partendo dal basso ne gioverà anche il nostro collo, cervicale.

Se abbiamo eseguito con costanza i vari esercizi per riportare una buona postura dovremmo sentirci già più allineati e forse anche più alti di qualche centimetro. Quindi concludete cercando di mantenere il vostro mento in avanti, parallelo da terra e non schiacciato verso il petto (con tipico sguardo a terra di chi conta le formiche) o troppo in alto (di chi guarda sempre per aria le nuvole) e cercare di mantenere i muscoli rilassati insieme a quelli delle spalle, in modo che non vadano a schiacciare le vertebre una contro l’altra.
Più avete flessibilità muscolare del collo e schiena, più la vostra postura sarà corretta e la vostra schiena ringrazierà.


read more