In questo filmato vedrete come realizzare un bracciale a fascia in macramè con spirale tripla e perline. Per la realizzazione di questo lavoro vi occorrono i seguenti materiali: 4 fili di nylon da 1mm della lunghezza di 120 cm, 1 filo di nylon da 1 mm della lunghezza di 60 cm, 5 perle rosa da 10 mm e 30 perline bianche da 5 mm.
Per iniziare il lavoro prendete due fili da 120 cm, piegateli a metà e posizionateli sul banco da lavoro, poi prendete il filo più corto, prendete la misura di 11 cm, unitelo agli altri due fili e fate un nodo in cima. A questo punto dovete creare l’asola e una volta terminata, sciogliete il nodo fatto in precedenza, poi prendete l’altro filo da 120 cm e annodatelo orizzontalmente sotto l’asola. Fate la stessa cosa anche con l’altro filo da 120 cm e iniziate poi ad inserire le perline. La sequenza da seguire sarà sempre la stessa, cioè tre perline bianche (in orizzontale) in cima, una perla rosa al centro e altre tre perline bianche sotto (sempre orizzontalmente), seguono poi alcuni nodi e si riparte con la sequenza precedente. Continuate in questo modo fino a terminare il vostro braccialetto.


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Famiglia: Graminacee

Origine: America Meridionale
Si tratta di una pianta perenne che può raggiungere alcuni metri di altezza ed è un vero gioiello per i giardini; alta ed elegante ha foglie che formano un bel pennacchio ornamentale. In settembre produce curiose infiorescenze piumose, dalle larghe spighe argentate, alte fino a 2 metri. Si può piantare l’erba delle pampas in gruppi folti, ma in genere risalta meglio in posizione isolata; ha foglie dal filo tagliente, di colore grigiastro, lunghe e ricadenti. E’ adatta per le rive di uno stagno o per risaltare al centro di un tappeto erboso.
I ciuffi non molti sviluppati sono usati per fare essiccare e utilizzare nelle composizioni di fiori secchi.

Esposizione: posizione soleggiata.

Temperatura: i nostri climi temperati le sono favorevoli, ma sopporta senza problemi il caldo. Bisogna invece proteggerla dal freddo intenso degli inverni più rigidi.

Riproduzione: per divisione del cespo in primavera o autunno. Tagliare dei polloni ben radicati con una vanga piatta o con un coltello robusto e invasarli in un miscuglio di torba e sabbia, metterli in cassone o in una piccola serra, dopo aver dimezzato il fogliame.
Quando la fioritura finisce e si annunciano i primi freddi, verso la fine di ottobre, tagliare le foglie secche e stringere le altre in un mazzo, avvolgendolo con stuoie, stracci o cartoni e ammucchiare al piede della pianta foglie secche; togliere la protezione a fine marzo.
La pianta in inverno non vuole troppa umidità; al momento del risveglio, pressappoco in aprile, o un po’ più avanti nella primavera, tagliare le foglie.

Annaffiatura: abbondanti solo all’inizio dell’estate, devono essere regolari per mantenere umido il terreno. Due volte alla settimana è una buona cadenza.

Terreno: si accontenta di un buon terriccio da giardino; a patto che il substrato sia permeabile prospera sia in terreni un po’ secchi che in terreni freschi.

 


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Al vino di base viene aggiunto lo zucchero di canna -parte de liquer de tirage-. In tale modo aumenta la pressione interna (poichè 4,2 grammi per litro sviluppando la pressione di una atmosfera e nella spumantizzazione si mettono 25 grammi per litro, nella bottiglia si sviluppano circa 6 atmosfere di pressione).

Successivamente si aggiungono lieviti selezionati, tenuti segreti dalle varie cantine di produzione, ed il vino cosi trattato viene imbottigliato con tappo a corona e coricato in cataste. In due mesi i lieviti (saccaromiceti), aggrediscono lo zucchero resistendo al grado alcolico ed alla pressione e si agglutinano permettendo la presa di spuma. La pressione viene controllata con la bottiglia in cima alla catasta nella quale è inserito un manometro.

Dopo circa due mesi i lieviti hanno consumato tutto lo zucchero e il grado alcolico del vino si è alzato insieme alla pressione interna.
Avvenuta la presa di spuma la bottiglia continua a stare accatastata per un periodo di tempo variabile dai 22 ai 48 mesi o più durante il quale lo spumante acquista i suoi caratteristici sentori: si dice che «sta sui lieviti», che vanno eliminati, essendo essi presenti come farina gialla in sospensione.

Trascorso il tempo di spumantizzazione la bottiglia viene scrollata, permettendo cosi ai lieviti di stare in sospensione, e messa in appositi portabottiglie detti pupitre, dove verrà segnata con della carta e successivamente girata di circa 1/8 di giro (remuage sur la pupitre). Il giro completo della bottiglia avviene in una settimana. Durante questo periodo la bottiglia viene anche alzata in piedi, facendo depositare i lieviti nei bicchierino presente sotto il tappo. Si procede infine alla sboccatura del vino: viene tolto il tappo con il bicchierino pieno di lieviti.

Negli anni passati tale operazione era fatta al volo da cantinari molto abili (degorgement a la voleè), al giorno d’oggi quest’ultima fase viene effettuata gelando la bottiglia con appositi macchinari (degorgement a la glace) che congelano la parte del tappo della bottiglia e dopo avere tolto la corona avviene l’espulsione automatica dei lieviti per pressione. Lo spumante ottenuto viene quindi rabboccato con un liquore detto di rabbocco (liqueur d’expedition), tenuto anch’esso segreto dalle cantine, dosando il quale si otterrà il gusto brut, extra sec, sec, demisec, doux.

Sarà poi tappato indicando sull’etichetta la data di sboccatura, anche se non obbligatorio per legge, e sarà lasciato riposare per almeno un paio di mesi. Dopo tale data è bene consumare il vino entro 10-12 mesi. Trascorso infatti questo periodo il vino appare stanco e il perlage diventa inesistente. Quando lo spumante non viene rabboccato si ha il pas dosè.


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Famiglia: Graminacee

Origine: America del Sud
Questo cereale era coltivato già molto prima dell’arrivo degli Spagnoli in America e la selezione delle numerose cultivar si perde nella notte dei tempi, tanto che non si conosce più la pianta selvatica da cui il mais è stato selezionato. E’ stato introdotto in Europa come pianta principalmente da foraggio. Più tardi ne sono stati usati per l’alimentazione umana la farina, i fiocchi e la fecola. Il
consumo delle pannocchie di mais in culinaria è piuttosto recente. Per questo uso le pannocchie devono essere raccolte prima che siano mature, affinché i chicchi siano teneri e digeribili; si trovano in commercio con il nome di “granoturco dolce”. Fra le 300 varietà di questo cereale è facile scegliere le più adatte ad un piccolo orto, quelle che non misurano più di 1,20m affinché non facciano troppo ombra alle altre colture. La fecondazione è curiosa, perchè i sessi sono separati: la pianta produce fiori maschili alla sommità e fiori femminili in spighe all’ascella delle foglie. Il polline si deposita sui pistilli e il mais fruttifica.

Coltivazione: per semi o file, seme per seme, in piena terra, in aprile – maggio, a dimora, In clima freddo si può seminare al riparo, in aprile, in vasi di torba o in pieno campo sotto tunnel di plastica, lasciando una distanza di 30-40 cm fra una pianta e l’altra. Il terreno deve essere profondo, ben drenato e contenere humus a sufficienza. Il mais preferisce i climi caldi e umidi e teme le gelate. Perché la pianta produca molte radici e sia ben sostenuta, si può rincalzare avvicinando un po’ di terra alla base dei fusti. Bagnare spesso; coprire il terreno con paglia, scarti vegetali, segatura e pezzetti di legno per mantenerlo umido e pulito dalle erbacce; questo materiale poi si decompone arricchendo il terreno.

Raccolta: per la tavola raccogliere le pannocchie quando i chicchi sono lattiginosi e bianchi o giallo-chiari secondo le varietà, circa al mese di agosto. Per foraggio, raccogliere le pannocchie in ottobre o novembre. Visto che fermenta con grande facilità, deve essere immagazzinato in locale aerato e ventilato.

Insetti e malattie: cocciniglia; trattare meticolosamente con insetticida. Carbone (provoca protuberanze grigie sulle pannocchie e sui chicchi); bruciate le piante malate e interrate le ceneri. Trattare preventivamente con poltiglia bordolese.


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Se desiderate utilizzare solo rimedi naturali piuttosto che detersivi chimici per le pulizie domestiche ecco qualche utile consiglio su come rimuovere le macchie di ruggine su diversi tessuti e materiali. La saggezza popolare ed i vecchi rimedi sono sempre sfruttabili anche per eliminare la ruggine.

Una vecchia grata di ferro arrugginita può essere ripristinata.
Avete presente quelle vecchie grate di ferro dall’aspetto oramai trasandato e quasi lugubre? Sembra che la ruggine non possa più essere eliminata e invece con un po’ di pazienza, un vecchio cancello o un’inferriata, torneranno a risplendere e a mettere in mostra i loro pregevoli decori.
Per iniziare, munitevi di guanti da lavoro e con carta vetrata fine grattate il ferro oramai ossidato dalle intemperie. Aiutatevi con del bicarbonato di sodio miscelato con acqua ( 70% di polvere e 30% di acqua).
Lasciate agire il prodotto per qualche ora poi pulite con un panno morbido ed infine lucidate con una vernice trasparente che rispetti l’ambiente.

Non scoraggiatevi se sugli indumenti si formano macchie di ruggine.
Purtroppo capita che alcuni abiti che hanno inserti in ferro come per esempio i comodi Jeans, procurino macchie di ruggine sulla stoffa che non vanno via neanche con le alte temperature. Prendete l’indumento e spruzzate sopra la macchia del succo di limone. Lasciate agire per qualche ora e poi passate sopra del sale grosso. Per un processo di ‘osmosi’, il sale assorbirà le particelle di ferro. Procedete infine con un normale lavaggio.

Aceto caldo per eliminare la ruggine dalle cornici di metallo.
Se una cornice in metallo presenta antiestetiche macchie di ruggine, fate bollire un litro di aceto ed aggiungete mezzo litro d’acqua. Immergete l’oggetto e lasciatelo per una notte. Il giorno dopo asciugatelo benissimo e poi strofinate sopra una cipolla tagliata a metà per non far ricomparire il problema. La medesima operazione è perfetta anche per altri piccoli oggetti di metallo.

Le piastrelle del bagno si sono macchiate? Borace e pietra pomice accorrono in vostro aiuto.
Se le piastrelle del bagno presentano qualche macchia di ruggine, mescolate della borace con del succo di limone e passatela sulle parti da trattare. Lasciate agire per qualche ora e poi strofinate delicatamente con una pietra pomice.

Se le vostre pentole di acciaio hanno formato della ruggine ricorrete alla cola.
Sembra strano ma la cola riesce a rimuovere le macchie di ruggine che si sono formate sulle pentole d’acciaio anche se sono di grandi dimensioni. Cospargete il liquido sulla macchia e lasciate agire per qualche minuto poi strofinate energicamente con un panno non abrasivo. Se le macchie sono piccole, imbevete direttamente il panno con la bevanda e poi strofinate sulla macchia di ruggine.

 


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