In breve si possono distinguere due tipologie differenti di bietola:

La bieta da taglio (chiamata anche erbetta), della quale si utilizzano principalmente le foglie larghe, a cespo, con nervature marcate;
La bieta da coste (chiamata anche costa), con foglie più grosse, gambi carnosi e colore variabile secondo la varietà. Una delle più conosciute è la varietà Lucullus, a coste bianche, ma esistono anche la varietà a coste violette e a coste argentee.
La bietola viene raccolta tutto l’anno, tranne che nei mesi più freddi; il miglior raccolto si ha all’inizio dell’inverno e in primavera

SEMINA/TRAPIANTO
Anche se la semina è piuttosto facile (seminare in primavera) per chi si avvicina a questa pianta per la prima volta è preferibile iniziare con le piantine comprate presso un vivaio da trapiantare in primavera inoltrata. Per evitare la precoce “montata a seme” ovvero la fase in cui la pianta produce il seme è opportuno ritardare la semina in quelle zone dov’è alto il pericolo di gelate tardive in genere al nord Italia

VASO
Le piantine di bietola da taglio vanno disposte a 15 cm di distanza, mentre quelle da costa a 25 cm, quindi serve un vaso più capiente con una profondità di 25/30 cm almeno. Sul fondo andrà inserito un letto di cocci e ghiaia per evitare il ristagno dell’acqua. Arricchire il terriccio con concimi organici e compost.

TERRENO
Non serve un terreno specifico, poichè la pianta si adatta facilmente, anche se preferisce quelli con pH tra 6,5 e 7, ben drenati, freschi e molto ricchi di sostanza organica (letame o compost, evitate concimi chimici). Questo ortaggio si adatta bene anche a terreni ad alto grado di salinità e gradisce ulteriori concimazioni a base di azoto. Se si preferisce la varietà da taglio, aspettare il primo taglio prima di concimare il terreno.

ACQUA
Se il tipo di terreno non è fondamentale, ciò che vuole la bietola è un terreno sempre umido. Importante non bagnare le foglie durante l’annaffiatura. Procedere alle annaffiature di mattina o alla sera, dopo che il sole è calato.

ESPOSIZIONE
Si tratta di una pianta che ben si adatta a qualsiasi esposizione, in caso di sole cuocente è comunque bene coprire con teli oscuranti per non far bruciare le foglie.

CONSOCIAZIONI
Lattuga, cavoli, cipolle, ravanelli, carote

CURA
Eliminare eventuali piante infestanti

RACCOLTA
Da un mese circa, dopo il trapianto, le foglie dovrebbero essere pronte per il primo taglio. Dopo tagliata la pianta ricresce almeno altre tre volte. Se avete piantato invece la qualità a coste, bisogna asportare soltanto le foglie esterne, lasciando il cuore, che produrrà altre foglie.


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Da anni si festeggia ad Usseglio, un paese situato in Valle di Viù a circa 60 chilometri da Torino, la Toma, un formaggio simbolo delle Valli di Lanzo, che non ha mai ottenuto un riconoscimento comunitario nonostante le sue caratteristiche di sapore e aroma la rendano un prodotto unico. Fa parte, però, dei Prodotti del Paniere della Provincia di Torino e, con l’istituzione della DOP Toma Piemontese, è entrata nella categoria delle tome.

Si tratta di una Toma prodotta in modo artigianale negli allevamenti di fondo valle nella stagione invernale e sugli alpeggi, specialmente quelli del Pian della Mussa in estate. Formaggio semicotto a pasta morbida, bianco paglierino con occhiatura minuta, la crosta sottile, colore che va dal paglierino al bruno, è ottenuta da latte vaccino intero o parzialmente scremato. Piacevole il sapore gradevolmente aromatico, che con la stagionatura tende ad essere più deciso. Le forme sono cilindriche con un diametro di 25-35 centimetri, con scalzo (faccia laterale) di 10-12 cm., e un peso che varia dai 7 ai 10 chilogrammi. Le Tome vengono sottoposte a stagionatura fino a 3-4 mesi. Tra i suoi estimatori si racconta che ci fosse Guglielmo Marconi il quale ad ogni viaggio in Piemonte andava ad acquistare qualche forma speciale direttamente nelle malghe.
Quest’anno la Mostra regionale della Toma di Lanzo e dei formaggi di alpeggio viene inaugurata venerdi 9 luglio e per cinque giorni e due weekend consecutivi circa 100 produttori, che provengono da nove regioni italiane, proporranno la degustazione di formaggi e di prodotti tipici. Per l’edizione 2010 ci saranno due novità rappresentate dalla Toma alla birra del Caseificio Valli di Lanzo realizzata, in collaborazione con il Birrificio Gilac di Valdellatorre e il pane alla Toma preparato dalla Panetteria La Mica di Usseglio.
Nella giornata di apertura è stata organizzata in collaborazione con l’Onaf,(Organizzazione nazionale assaggiatori di formaggi), una tavola rotonda dal titolo “I formaggi d’alpeggio: ricchezza culturale e casearia delle Alpi piemontesi” per sottolineare l’importanza della produzione casearia che si basa su razze autoctone di assoluto prestigio, di un ambiente complesso diventato fragile e di una tradizione che si tramanda di generazione in generazione. Non potevano mancare i vini, quella della Bottega del vino di Moncucco, in abbianamento: il Freisa di Chieri vivace con la toma fresca, il Freisa d’Asti fermo con la toma stagionata ed il Freisa d’Asti superiore con la toma vecchia d’alpeggio, bottiglie che per l’occasione avranno l’etichetta personalizzata con il logo della manifestazione. Da ricordare la simpatica iniziativa “La Corriera del Freisa e della Toma” che nelle giornate di sabato 10 e 17 luglio, con partenza dalla Stazione di Porta Nuova a Torino, porterà i buongustai a scoprire le Valli di Lanzo e a gustare i piatti della cucina locale. La rassegna è organizzata dal Comune e dalla Pro Loco di Usseglio con il patrocinio di Ministero Politiche Agricole e Forestali, Regione Piemonte, Provincia di Torino, Comunità Montana Valli di Lanzo e in collaborazione con Turismo Torino. Oggi la gustosa Toma di Lanzo continua a essere prodotta in piccoli caseifici aziendali di valle e di alpeggio rispettando la tradizione.
Promossa dalla Comunità montana Valli di Lanzo si è costituita un’Associazione di tutela del prodotto ed istituito un disciplinare di produzione.

Polenta pasticciata

Ingredienti per 6 persone
500 g di farina di mais (possibilmente della varietà Ottofile)
2 l di acqua
500 g di Toma
sale

Il migliore recipiente è il paiolo di rame, che per essere in regola con la tradizione non deve essere stagnato (come quello classico appeso alla catena del focolare). Ma si possono adoperare altre pentole. Mettete nella pentola l’acqua e il sale; aspettate che arrivi a bollore, versate la farina nell’acqua a poco a poco, perchè non faccia grumi. Iniziate a mescolare con una spatola di legno sempre in senso rotatorio, solo a destra. Tenete dell’acqua bollente a parte per aggiungerla ogni tanto, se la polenta tendesse a indurirsi. Deve cuocere circa mezz’ora, fino a quando si stacca facilmente dalle pareti della pentola. Versate la polenta appena cotta in una terrina e fatela raffreddare completamente, mettetela sopra un tagliere di legno e tagliatela a fette non troppo sottili con un filo di cotone. Affettate la Toma di Lanzo a fettine molto sottili. Imburrate una teglia e sistemate un primo strato di fette di polenta, ricopritelo con fette di toma, una spolverata di parmigiano e qualche fiocchetto di burro. Ripetete l’operazione sino ad esaurimento degli ingredienti. Passate in forno per 20 minuti a 180 gradi.


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La muffa è un “fungo” che ha caratteristiche di colore tipicamente nero, grigio, o bianco, che trova un ambiente perfetto per crescere ed espandersi in abitazioni mal coibentate con un alto grado di umidità.
La muffa si manifesta in ambienti dove si forma la condensa (formazione di goccioline d’acqua). Per attecchire e svilupparsi, la muffa necessita di quattro condizioni essenziali contemporaneamente: temperatura alta all’interno e bassa all’esterno, presenza di spore, luce scarsa, acqua, (cioè la condensa).

Come limitare la creazione della muffa
Le errate abitudini di riscaldamento e di ventilazione della casa insieme alle cattive abitudini casalinghe possono portare alla creazione di muffa all’interno dell’appartamento.
Innanzitutto, per cercare di prevenire la creazione della muffa bisogna seguire alcuni semplici e pratici consigli.
All’interno del bagno, quando ci si lava è opportuno limitare gli schizzi sulle pareti in quanto potrebbero essere assorbiti dal cemento. In questo caso, si consiglia di asciugare la superficie e detergerla subito con un panno di acqua ossigenata a 12 volumi.
Ricordarsi sempre che la muffa si alimenta con vapore, acqua e umidità. È opportuno quindi aprire subito le finestre quando ci si lava, per garantire un sufficiente ricambio d’aria, in modo da evitare la formazione di vapore. Inoltre si trovano in commercio delle piante tropicali che si nutrono di umidità, perfette da mettere in bagno, funzionali e ornamentali.
Quando si lavano i panni, sopratutto durante il periodo invernale, si consiglia di evitare di asciugarli dentro la casa per prevenire la formazione di umidità.
Se si tinteggiano le pareti, si consiglia di scegliere una pittura a calce, comunque traspirante al fine di evitare il proliferare delle spore all’interno dell’ambiente.
Inoltre nelle stanze dove la muffa ha attecchito sarebbe opportuno utilizzare un deumidificatore.
Evitare l’eccesso di acqua nelle piante in quanto non fanno altro che alimentare la muffa sui muri.

Eliminare la muffa su muri, pareti e piastrelle
La muffa sui muri va eliminata con molta cura, facendo attenzione a non trascurare gli angoli dove i funghi si annidano più spesso e diventano più difficili da eliminare.
Le mura della cucina e del bagno sono quelle più a rischio in quanto il vapore che si genera da docce e bagni caldi o dalla cottura degli alimenti contribuisce alla formazione delle macchie. A tal proposito si consiglia di installare una ventola in bagno e cucina lasciandola accesa almeno 15 minuti dopo essere usciti dagli ambienti.
Per rimuovere la muffa sui muri si può preparare una miscela composta da due cucchiai di aceto bianco e una tazza d’acqua demineralizzata (che può essere prodotta anche dalla pompa di calore). Dopo aver applicato la soluzione sulla parte da trattare è opportuno lasciarla agire almeno per 10-15 minuti prima di effettuare il risciacquo. In alcuni casi, è necessario munirsi di uno spazzolino vecchio per togliere ogni traccia di muffa, e in particolar modo nelle fessure (fughe) tra le mattonelle.
Se dovesse essere difficile eliminare la muffa con il metodo precedente è necessario ricorrere a un trattamento diverso a base di estratto di semi di pompelmo. L’estratto di semi di pompelmo si può acquistare in erboristeria o anche in negozi di prodotti biologici.
Per preparare la miscela bastano 20 gocce di estratto sciolte in due tazzine piene d’acqua da passare direttamente sulla muffa. Si consiglia di evirare di sfregare spugnette o stracci per tamponare il prodotto in quanto lo sfregamento potrebbe portare a una dispersione delle spore in altre parti della parete.
Un altro metodo è quello di combinare insieme 2 cucchiaini di tea tree oil con due tazze di acqua bollente. Mettere il tutto in un flacone spray, agitare e spruzzare. Si consiglia di non risciacquare. Questa soluzione può essere conservata per molto tempo.
Dopo aver seguito almeno uno di questi metodi, quando la muffa sarà rimossa completamente, si consiglia di verniciare le pareti con apposite tinte antimuffa.

Eliminare muffa dai tessuti
Per eliminare le macchie di muffa su abiti o altri tessuti, si consiglia di applicare una soluzione di succo di limone e sale.
Nel caso di tappezzeria e tende, invece, si può utilizzare una soluzione creata unendo mezzo litro di alcol denaturato allungato con una tazza d’acqua. Immergere nella soluzione un panno e strofinare con cura la parte da trattare.

Eliminare la muffa ben radicata
Per creare un ottimo detersivo fai da te, utile anche contro la muffa più ostinata serviranno:
-700 ml di acqua
-2 cucchiai di bicarbonato di sodio
-2 cucchiai di acqua ossigenata 30/40 volumi
-2 cucchiai di sale fino
In una bottiglietta, provvista di spruzzino, versare l’acqua nella quale si andrà a sciogliere accuratamente il bicarbonato e il sale. Aggiungere poi l’acqua ossigenata e agitare con energia.
Utilizzate questa soluzione sulla parete da trattare, grattando con un vecchio spazzolino per raggiungere i punti più difficili.


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I pelmeni in Russia hanno la stessa importanza e la stessa popolarità dei tortellini in Italia. Si trovano nei freezer ( ma non nei banchi frigo) di ogni supermercato in mille versioni “pret-à-manger”, differenziandosi per forma, grandezza e ripieno che può essere di carni bianche, di carni miste o addirittura di patate e funghi.

Eppure, quando si tratta di un pranzo domenicale in famiglia o di un’occasione importante come Natale, si fanno rigorosamente a mano. Ricordo ancora le lunghe serate invernali durante le quali tutta la mia famiglia si riuniva intorno al tavolo per confezionare qualche centinaio di pelmeni.
A me piace far saltare i pelmeni in padella con poco burro, per farli diventare croccanti, oppure mischiarli con i funghi trifolati, la panna acida e infornare sotto il grill con una spolverata di formaggio. Semplicemente squisiti.

Ingredienti
300 g di farina
2 uova
50 g di acqua
sale
per il ripieno:
100 g di macinato di vitello
100 g di macinato di maiale
Mezza piccola cipolla
sale
pepe

Preparazione
Verso la farina a fontana sul piano di lavoro, rompo le uova al centro e comincio ad impastare con la forchetta.

Aggiungo un pizzico di sale e verso poca acqua per volta, quanto basta per ammorbidire un po’ l’impasto.

Lavoro l’impasto per qualche minuto, poi formo una palla e la lascio riposare sotto la ciotola di vetro.

Nel frattempo preparo il ripieno: trito la cipolla e la aggiungo al macinato di vitello e di maiale, condisco con sale e pepe e passo nel tritacarne per amalgamare bene il ripieno.

Prelevo un pezzetto di pasta riposata e la stendo molto sottilmente con un mattarello, ritaglio i piccoli cerchi con un bicchierino, inumidisco i bordi con l’acqua e metto al centro di ogni cerchietto un po’ di ripieno.

Piego il cerchietto a metà, premendo bene i bordi, e formo un “tortellino”, riunendo le due estremità.

Dispongo i pelmeni su un vassoio rivestito con un canovaccio, poi li lesso nel brodo di carne o di pollo per 1-2 minuti.

Servo i pelmeni con il burro o con la panna acida.


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Una tavola perfetta è una tavola che oltre che essere ben apparecchiata, tra posate, piatti, bicchieri e tovaglioli, ha anche delle decorazioni. Tutti possono realizzare dei piccoli centrotavola spendendo pochi euro, basta davvero solo un briciolo di fantasia. La primavera è la stagione del tripudio dei fiori: fiori di tutti i colori, di tutte le dimensione e soprattutto per tutte le tasche.

Questo periodo, nei mercati contadini e rionali o dal fiorista, è proprio quello giusto per trovare fiori freschi recisi come tulipani, narcisi, iris, anemoni, viole e rami di magnolie, forsizie, pesco e melo, che più rappresentano la stagione.

Un’idea potrebbe essere quella di mettere al centro della nostra tavola, al di là del classico mazzo che è sempre sinonimo di freschezza, dei bicchieri o magari delle coppette da macedonia, riempiti d’acqua con uno o più fiori a scelta senza gambo, lasciati galleggiare. Con questa tecnica si possono comporre, utilizzando dei contenitori di diverse dimensioni insieme a varietà differenti di fiori, delle meravigliose composizioni floreali.

Un altro suggerimento potrebbe essere quello di utilizzare una spugna da fioristi e i fiori che più ci piacciono inseriti al suo interno. La spugna da fioristi in questo caso, di quelle verdi che si possono anche bagnare, tagliata e appoggiata su un piatto, potrà essere completamente ricoperta di margherite e gherbere per esempio. Queste composizioni si riescono a mantenere belle per qualche giorno, avendo l’accortezza di bagnarle utilizzando uno spruzzino.

Dei rami di pesco o melo poi, adagiati davanti ad ogni piatto potrebbero essere dei piccoli segnaposto oppure in dimensioni più grandi, legati insieme da un bel fiocco di rafia variopinta, diventerebbero in poche mosse, l’addobbo principale della nostra tavola.

Per chi non ama i fiori, una possibile alternativa sono di certo le candeline galleggianti. Si trovano facilmente in ogni supermercato e si usano, sempre in coppette o bicchieri contenenti acqua. Sono colorate, economiche e donano alla tavola un tocco di classe.

L’ultimo consiglio è quello di non scegliere mai per i centrotavola fiori troppo profumati come le fresie o le viole, che anche se meravigliose, hanno un profumo molto intenso e potrebbero dare fastidio mentre si sta mangiando.

Immagino sempre che intorno ad un tavolo ben imbandito e ben decorato, piacevole anche da guardare, si possano fare i discorsi più belli e con un più grande sorriso.


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