Oggi vediamo come coltivare un bonsai di ficus carica, conosciuto anche come bonsai di fico comune.

NOMENCLATURA
NOME SCIENTIFICO Ficus carica bonsai
FAMIGLIA moraceae
NOME COMUNE ficus carica bonsai

DATI GENERICI
ESPOSIZIONE Penombra
STAGIONE —— verde ——
FORMA bonsai
CLIMA Mediterraneo
DURATA perenne
DIMENSIONE piccola
AREA ORIGINE Bacino mediterraneo

Descrizione generale
Pianta bonsai di media grandezza, ha foglie caduche molto grandi, e con frutti commestibili Le foglie sono lobate, ruvide al tatto, il tronco è grigio

esposizione
Va esposto alla luce diretta del sole o alla mezz’ombra; comunque in una zona molto luminosa.

concimazione
Da aprile a ottobre somministrare alla pianta concime per bonsai

irrigazione
Non necessita di grandi quantità d’acqua, sopporta molto bene brevi periodi di sicità

potatura
Si pota, per modellare la chioma nella forma desiderata all’inizio della primavera

malattie
E’ soggetto a muffe, e se le annaffiature sono eccessive i frutti possono fermentare

particolarità
Non è un bonsai tra i più facili da coltivare Non ha esigenze particolari

temperatura
Si adatta bene alle alte e alle basse temperature

substrato
Torba e sabbia Si adatta senza problema a qualsiasi tipo di terreno, basta che sia ben drenato

propagazione
Per talea in primavera


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Partenza da frazione Wold (Alagna) mt. 1260 ed arrivo al Colle del Turlo mt.2738 con un dislivello di 1478 mt.
Difficoltà: E
Tempo di percorrenza circa 4 ore
Stagionalità: dalla primavera all’autunno

Segnavia: n°7
In estate possibilità di servizio navetta dai parcheggi di Alagna e del Wold fino alla Cascata dell’Acqua Bianca. In questo caso il tempo di cammino si riduce di circa 45min.

Parte della Grande Traversata delle Alpi (GTA) e del Tour del Monte Rosa (TMR), il sentiero n° 7 che porta al Colle del Turlo è un itinerario storico particolarmente suggestivo. Fondamentale via di collegamento con la Valle Anzasca, in passato fu luogo di passaggio particolarmente intenso sia per gli scambi commerciali che per i flussi migratori che interessarono l’area. Nel XIV secolo vi transitarono i coloni walser provenienti da Macugnaga che fondarono i primi insediamenti sul territorio di Alagna. Testimone del ruolo importante nell’economia delle valli limitrofe di questo colle è il toponimo che lo identifica: Colle del Turlo in lingua Walser (Ds’ Turlji) significa “piccola porta”.
Il sentiero fu trasformato in mulattiera negli anni ’30 ad opera degli alpini consentendo il trasporto in quei luoghi di piccola artiglieria.
Il territorio attraversato dal sentiero n° 7 si trova all’interno del Parco Naturale Alta Valsesia ed è luogo ideale per l’osservazione della fauna locale. In primavera è particolarmente semplice incontrare gruppi di stambecchi che fanno bella mostra di se nei prati, che sostituiscono il lariceto sopra quota 1900 e negli pascoli di Mittlentail e Faller. Particolarmente suggestivo in primavera il piccolo anfiteatro al termine della valle del Wasserwiss conosciuto come Grafenboden overo “prato nobile” che si ricopre di genzianelle e non ti scordar di me d’alta quota

Il percorso
Da Alagna ci si dirige in frazione Wold dove ha inizio la strada asfaltata che porta alla casacata dell’Acqua Bianca. Dal piazzale dell’Acqua Bianca si imbocca il sentiero per il rifugio Pastore e dopo circa 50 metri si inconta la deviazione sul sentiero 7a per il colle del Turlo

Varianti e collegamenti
Dal colle è possibile ridiscendere la Valle Quarazza fino al Lago delle Fate e Macugnaga in valle Anzasca.
Dall’alpe Faller invece seguendo il sentiero n.7c si arriva al Colle Piglimò (mt. 2485) che guarda verso la valle di Rima in circa un’ora.


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Pianta dalle caratteristiche e proprietà sorprendenti; erbacea, annuale con fusto eretto e foglie alterne, lineari, lanceolate. Da maggio ad agosto ha fiori piccoli e celesti; il frutto è una capsula globosa con semini appiattiti che hanno un involucro lucido.
Risulta essere coltivato in diverse varietà per la produzione dei suoi preziosi semi, dell’olio e delle fibre. Cresce anche spontaneo in regioni a clima temperato.

DROGA: i semi quasi maturi, che devono essere essiccati all’aria; l’intera pianta fresca in fiore; l’olio ottenuto tramite spremitura a freddo.

SOSTANZE CONTENUTE E PRINCIPI ATTIVI: MUCILLAGGINE, PROTEINE, GRASSI, LINAMARINA.

PROPRIETA’ ED UTILIZZO: i semi vengono utilizzati come LASSATIVO, proprio grazie alla loro capacità di gonfiarsi; sono ottimi anche per la cura di STATI INFIAMMATORI dell’apparato digestivo. Può essere consumato in infuso, in caso di stipsi o infiammazione delle vie digestive e urinarie. Decotto, olio e farina per un uso esterno: COSTIPAZIONI PETTORALI, farina ed olio di lino sono utilizzati in profumeria per preparare saponi e balsami.
Le fibre sono utilizzate per produrre materiale chirurgico, ad esempio il filo per le suture.

AVVERTENZE: si consiglia di utilizzare semi e farina molto freschi

CURIOSITA’: Il lino è stata una delle prime piante coltivate dall’uomo, ha simboleggiato la luce. Una leggenda Indiana parla di Aurora che tesseva la camicia nuziale al suo sposo Sole proprio con i fili di lino. i fili del Lino sono infatti considerati simbolo dei raggi di sole.


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Famiglia: Iridacee

Origine: Asia Minore
Lo zafferano è, come dice il suo nome latino Crocus sativus, il croco coltivato; il vocabolo “croco” è l’italianizzazione di krokos, nome greco della pianta. Quanto alla parola zafferano, deriva dall’arabo za’faran che significa giallo. Gli stimmi dei fiori contengono una sostanza solubile,
la crocina, che tinge di giallo salse e intingoli conferendo loro un gusto molto particolare. Gli antichi attribuivano allo zafferano un grande numero di virtù e proprietà terapeutiche: «E’ un eccellente cordiale che fortifica il cuore…è efficace contro tutte le malattie contagiose e maligne, le febbri e il vaiolo; calma la tosse, provoca le mestruazioni e aiuta molto in caso di parto difficile.» (Quer. Flora Espaňola). Il Medioevo fu l’età d’oro per la coltivazione e l’uso dello zafferano. E’ una pianta perenne bulbosa. Dal bulbo, poco più grande di una nocciola, nascono due o tre fiori a forma di lungo imbuto, svasato a stella, di colore variabile dal lilla chiaro al viola purpureo; dall’interno della corolla si allunga un filamento bianco, lo stilo, che termina con tre grossi stimmi di color giallo arancio o rosso vivo. Le foglie, lunghe e molto strette, si sviluppano numerose subito dopo la fioritura, che avviene alla fine dell’estate. A seconda del clima, il raccolto varia da una regione all’altra; lo si può effettuare da settembre a novembre. Si raccomanda di mettersi all’opera nelle prime ore del mattino o alla sera, quando i fiori sono chiusi. Tagliateli alla base e stendeteli su una stuoia all’ombra, tagliate poi lo stilo di ogni fiore sotto al punto di inserzione degli stimmi (attenzione: non gli stami, che sono anch’essi in numero di tre). Separato dal fiore, lo stimma può essere riscaldato in un piccolo forno o su un braciere o su fuoco moderato. L’umidità e la luce nuocciono allo zafferano, bisogna perciò conservarlo in barattoli di vetro ben chiusi, in luogo asciutto e buio. Lo zafferano stimola l’appetito e facilita la digestione. Lo si può prendere in infuso (un pizzico di zafferano in una tazza d’acqua bollente, zuccherato a volontà) dopo i pasti.


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Piccolo alberello alto al massimo un metro, erbaceo, dal fusto eretto, perenne. Possiede una radice verticale rizomatosa, da cui si dipartono ramificazioni orizzontali ruvide e scure all’esterno, gialle all’interno; il fogliame composto da diverse foglioline ovali oppure oblunghe di colore verde intenso. I fiori sono riuniti in spighe all’ascella delle foglie, di color azzurro o lilla e di piccole dimensioni.
I frutti sono legumi appiattiti lunghi 2 cm. E’ una pianta originaria dell’oriente, cresce spontanea e viene anche coltivata in diverse zone del bacino mediterraneo.

DROGA: radici da raccogliere in autunno, dopo il terzo anno, ed essiccare all’ombra in un ambiente riscaldato, successivamente conservare in recipienti di vetro adatti o avviluppare nella carta; gli stoloni

SOSTANZE CONTENUTE E PRINCIPI ATTIVI: SAPONINE TRITERPENICHE, FLAVONOIDI, ISOFLAVONI, STEROLI, OLIO ESSENZIALE.

PROPRIETA’ ED UTILIZZO: ha principalmente un’azione ANTINFIAMMATORIA, ANTIAGGREGANTE, ANTIULCERA, ANTIMICROBICA, ESPETTORANTE. Il decotto e l’estratto sono usati per curare tosse, bronchite, stipsi, ed i disturbi da cattiva digestione. E’ molto utilizzata per la preparazione di bevande dissetanti e dall’industria dolciaria.

AVVERTENZE: Se ne sconsiglia l’uso in soggetti con la pressione del sangue elevata o con patologie cardiache.

CURIOSITA’: E’ stata utilizzata soprattutto in passato, in pezzettini di legno, per pulire i denti. Era molto utilizzata nella medicina Cinese, Egizia ed Indiana, dove aveva una grande diffusione. Il suo nome deriva dal Greco “glykys” che significa dolce e “Rhiza” che significa radice. Ha costituito un’interessante fonte di ricchezza per la regione Calabria, infatti, dal 1700 si sono diffuse molte industrie che con il passare del tempo furono chiuse.


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