Pianta erbacea, perenne, eliotropica (orienta i suoi fiori sul corso del sole), il fusto può essere eretto o sdraiato, ricoperto di peluria. La radice a fittone è lunga e affusolata. Le foglie sono sparse e palminervie; i fiori sono rosa-lilla con delle striature più scure, crescono riuniti in fascetta all’ascella dellel foglie. Il frutto ha la forma di un disco biconcavo.

DROGA: le foglie ed i fiori, raccolti preferibilmente al mattino presto e successivamente fatti essicare al fresco.

SOSTANZE CONTENUTE E PRINCIPI ATTIVI: MUCILLAGGINI, FLAVONOIDI, ANTOCIANI, POTASSIO, VITAMINE, PECTINA.

PROPRIETA’ ED UTILIZZO: utilizzata come LASSATIVO, EMOLLIENTE, OFTALMICO, per le INFIAMMAZIONI della bocca, e per i PRURITI. Per pulire i denti si possono strofinare sulle gengive le radici di Malva. Ha un sapore dolciastro ma pu?sere consumata in cucina abbinata ad altre verdure, in minestre, insalate, frittate.

AVVERTENZE: Non presenta particolari controindicazioni. consumata in dosi adeguate, eccetto per fenomeni di sensibilità individuale.

CURIOSITA’: Il suo nome deriva dal Latino “mollire”, cioè emolliente, o dal Greco ” malakos” che significa calmante, dolce. Questa pianta è il simbolo dell’amore materno. In epoca Romana veniva consumata per curare i postumi di colossali mangiate e bevute. Plinio la considerava una panacea, chi ne beveva quotidianamente il succo si sarebbe preservato da ogni malanno, inoltre, i semi della specie avevano anche effetti afrodisiaci; questo aspetto fu smentito nel Medioevo e nel Rinascimento. Ad oggi, infatti, è indicata in Fitoterapia come calmante. Nel Medioevo era considerata indispensabile nelle pozioni d’amore.


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Il costo kWh è il dato fondamentale che dobbiamo valutare quando vogliamo risparmiare sull’energia elettrica. Oltre, naturalmente ad abbassare i consumi domestici, possiamo andare alla ricerca di un fornitore e delle condizioni tariffarie più adatti a contenere il prezzo che paghiamo per l’elettricità.

Il kWh (Kilowattora) è l’unità di misura della potenza oraria che il fornitore eroga alla nostra utenza domestica. Pertanto il costo kWh è il valore che dobbiamo moltiplicare per il nostro consumo bimestrale per avere il totale sulla bolletta relativo all’effettiva energia utilizzata. Ma quali aspetti dobbiamo considerare per poter orientarci tra tariffe, condizioni, fornitori, fasce orarie e scegliere l’offerta più conveniente per le nostre esigenze?

Costo kWh sul mercato regolato o sul mercato libero
Il mercato libero è l’insieme di fornitori che dal 2007 sono liberi di operare nel settore energetico per proporci soluzioni ed offerte di contratti alternativi a quello del fornitore tradizionale (Enel in quasi tutta Italia). Il costo kWh pertanto risulta variabile da fornitore a fornitore. Il mercato regolato, in un determinato territorio, è costituito da un solo fornitore, quello tradizionale e il costo kWh è fissato dall’Autority per stare entro un determinato range.

Costo kWh e tipologia di contratto
Il costo kWh varia con il contratto stipulato tra noi e il fornitore. Le tipologie di contratto sono utenza domestica e utenza usi diversi. L’utenza domestica si riferisce ad un uso prettamente abitativo, per massimo due unità immobiliari e si divide in residente e non residente. Attenzione perchè il costo kWh per l’utenza non residente può arrivare anche al doppio del costo kWh per l’utenza domestica residente.

Costo kwh e tariffe orarie
La tariffazione più semplice è quella monoraria, attualmente offerta solo sul mercato libero. Il costo kWh sulla tariffa monoraria non dipende da alcuna fascia oraria ma è indistinto durante tutto il giorno. Esistono poi la bioraria e la multioraria. La tariffa bioraria si riferisce a due fasce: la F1 relativa alle ore di punta (dalle 8 alle 19 da lunedì a venerdì) e la F23 che si riferisce a tutte le ore non incluse nella F1. La tariffa multi oraria divide la F23 in F2 (lun-ven 8-9 e 19-24, sab. dalle 8, festivi esclusi) e F3 festivi tutto il giorno e feriali per le ore non incluse in F1 e F2. Il costo kWh nelle bi e multiorarie varia a seconda della fascia.

Costo kwh e potenza contrattuale
Il kWh dipende in ultima analisi dalla potenza massima che contrattualmente il fornitore eroga alla nostra utenza. Normalmente il costo kWh va a scalare, in relazione all’aumentare della potenza. In Italia i tagli di potenza sono 1.5 kW, 3 kW, 4.5 kW e 6 kW.


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Un pensiero gratificante ci sarà senz’altro venuto alla mente, mentre d’estate gustiamo un gelato o un sorbetto per attenuare la calura.

ci sarà capitato di pensare quanto siano fortunati gli uomini di oggi rispetto agli antenati: bibite fresche, gelati, sorbetti e cassate forse un tempo non erano proprio così diffuse. Ma come facevano i nostri predecessori, durante l’estate, senza un frigorifero? Il problema della conservazione del cibo mediante il freddo ha impegnato l’intelligenza umana fin dalla preistoria: freddo, fumo, sale ed essiccazione furono da sempre i sistemi più diffusi per la conservazione degli alimenti. Modi per conservare la neve pressata, in ambienti chiusi e freschi ci arrivano dalla lettura degli scrittori classici e recentemente anche da studi archeologici sulla funzione di speciali ambienti interrati, costruiti a botte. Presenti un po’ dovunque, queste speciali strutture architettoniche hanno attraversato i secoli dal periodo romano fino all’invenzione delle macchine per fabbricare il ghiaccio. Una grande costruzione seminterrata, dal soffitto a volta, serviva a questo scopo nella villa dell’imperatore Adriano a Tivoli; la neve veniva raccolta durante l’inverno nelle montagne circostanti, pressata e intervallata a strati di paglia e foglie e convogliata nelle “neviere”. La raccolta e lo stivaggio erano eseguiti con qualche precauzione igienica, giacché i Romani la neve d’estate la consumavano disciolta, nonostante tuonassero gli igienisti richiamando all’attenzione dei consumatori i consigli del saggio Aristotele, che dovette intuire la presenza di microrganismi nella neve non troppo pulita.

Il vero e proprio sorbetto – che è il vero antenato del nostro gelato – arriva in Italia con la dominazione musulmana della Sicilia; sharāb lo chiamavano, cioè bevanda fresca, e dovette deliziare le assolate estati degli emiri nel palazzo della Kalsa. Anche i ricchi palazzi del regno musulmano prima e di quello normanno poi disponevano di capienti “neviere”, dove la neve vi veniva stivata proveniente dall’Etna o dai Monti Iblei. La presenza di questi grandi serbatoi per la neve pressata è presente nelle concentrazioni urbane di mezza Europa. In Italia i grandi palazzi signorili e i conventi venivano dotati di questi depositi che potevano trovarsi nei sotterranei o, se esterni alla costruzione, venivano ricoperti di terra sulla quale si facevano crescere alberi dalla chioma abbondante per mantenere sempre fresco il terreno sottostante.

Le famiglie più abbienti facevano grande uso di neve per confezionare bevande e sorbetti: i conventi napoletani, presso i quali, oltre ai già celebri dolci, era possibile approvvigionarsi, avevano raggiunto una rara perizia nella confezione di sorbetti, modellati e dipinti a fingere veri frutti che a malapena si distinguevano da quelli autentici. Nel sec. XVI, a sentire Alessandro Dumas, in Francia il gelato era sconosciuto, tanto è vero che quando Francesco I si reca a Nizza per quella che oggi chiameremmo una conferenza, con il papa Paolo III e l’imperatore Carlo Quinto, il suo medico personale gli riferisce stupefatto della strana usanza degli italiani di raffreddare il vino con la neve fatta arrivare appositamente dalle vicine Alpi. Solo verso il 1660 i parigini potranno gustare il sorbetto presso il Café Procope, aperto, inutile dirlo, proprio da un italiano in rue de l’Ancienne Comédie. Il salto di qualità nella confezione dei sorbetti sembra si debba ad un certo Bernardo Buontalenti, vissuto a Firenze nel XVI secolo, che, antesignano sostenitore del nostro moderno HACCP, dovette porsi il problema di come raffreddare il sorbetto senza utilizzare la neve e tutti i suoi microbi. Ecco dunque la brillante intuizione del nostro Bernardo che mescola il sale al ghiaccio in modo da ottenere temperature sufficientemente basse per poter mantecare un sorbetto; e di lì all’uso di miscelare l’acqua con il salnitro il passo è breve.

Il freddo, con il tempo, si fa industria e la richiesta sempre più pressante di questo dolce refrigerio dell’estate trova un grande aiuto nello sviluppo della tecnologia. Ed ecco col sec. XIX apparire le prime macchine da ghiaccio, sia per uso familiare, sia a disposizione dell’industria: stabilimenti per la fabbrica di blocchi di ghiaccio sorgono un po’ dovunque; a Roma sarà la Peroni a distribuirli in giro per la città a bordo di carretti tirati da grossi cavalli bianchi, che ancora le nostre nonne ricordano sorridendo. Una grossa mano alla produzione del gelato industriale è venuta dall’America, in particolare da Baltimora, dove verso la fine dell’Ottocento, un certo Fussell ebbe la geniale idea di congelare le eccedenze di latte per preparare il suo ice cream e quasi per caso è arrivata la successiva invenzione del cono, quando nel 1902 alla Fiera Mondiale di St Louis, un gelataio che aveva finito i piattini a disposizione per servire il gelato, si fece dare delle cialde da un pasticcere vicino. L’idea di trasformare le cialde in un cono fu quasi istantanea. Il gelato era ormai diventato un must per piccoli e grandi americani. E che dire dell’articolo comparso, durante la seconda guerra mondiale, precisamente il 13 marzo 1943 sul New York Times? Vi si leggeva di aviatori burloni che fissavano dei grossi contenitori pieni di gelato alla torretta del mitragliere posteriore sulle loro fortezze volanti: portato ad alta quota dopo una magari difficile missione in territorio nemico, il gelato tornava a casa (se e quando vi tornava) ben raffreddato e perfettamente amalgamato. Questo benedetto “progresso”, che ha portato la polluzione nelle acque, il buco nell’ozono e ha reso spesso irrespirabile l’aria di città, qualche beneficio in cambio ce lo ha pur dato! Dovremmo pensarci un po’ più spesso e con un minimo di riconoscenza quando, accaldati e assetati, ci lasciamo deliziare da un coloratissimo cono gelato.


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Oggi, sempre più persone desiderano trasformare la propria camera in un paradiso pieno delle cose che più amano. Non importa cosa vi piaccia, è sempre possibile trasformarlo in un tema per la vostra camera e circondarvi delle cose che più vi interessano. Gli accessori moderni e la libertà che si ha oggi nell’arredamento rendono possibile la scelta di qualunque tema vi piaccia.

Con così tante opzioni disponibili, come si fa a scegliere? Non siate troppo impulsivi: questa scelta richiede più riflessione di quanto possiate immaginare. Ecco una guida per mettervi sulla strada giusta.

Scegliete un tema che vi piaccia realmente
So cosa state pensando – ‘è un consiglio un po’ scontato’. In realtà, la maggior parte delle persone confonde l’interesse di un periodo con una vera passione. Una volta che avete scelto un tema e siete a metà strada con l’arredamento, non potete cambiare idea improvvisamente. Se lo fate, vi costerà tempo, denaro e fatica. La vostra passione può essere qualsiasi cosa, solo assicuratevi che sia veramente ciò che voi desiderate vi circondi 24 ore su 24.

Provate a scegliere un tema che vi permetta di acquistare i mobili presso i negozi locali
Può sembrare sciocco, ma se scegliete un tema che vi consenta di acquistare mobili e accessori nei negozi locali il risparmio di tempo e denaro sarà notevole. Oltre a rendervi la vita molto più semplice, potrete anche ottenere affari migliori, dal momento che conoscerete meglio il negozio e vi sentirete più a vostro agio facendo shopping nella vostra città.

Il resto della casa e il quartiere
E’ una buona idea creare al computer un’anteprima dell’aspetto che avrebbe il tema rispetto al resto della casa e all’ambiente che vi circonda. Se abitate vicino a una spiaggia, scegliete un tema simile.
Se siete circondati da valli e montagne, un tema ecologico sarebbe l’ideale. In ogni caso non è obbligatorio, potreste sempre scegliere la soluzione opposta e creare una camera in contrasto con l’ambiente circostante: si tratta di gusti personali.

Assicuratevi che il tema si adatti allo spazio disponibile
Alcuni temi richiedono molto più spazio di altri per essere sviluppati, dal momento che il loro fascino si ottiene attraverso un aspetto grandioso. Altri sono perfetti per camere più piccole. E’ sempre una buona idea scegliere un tema che amate e che si adatti bene allo spazio disponibile. Non provate a replicare in una camera piccola uno stile che avete visto in un ambiente molto più spazioso: il cambio di dimensioni può avere effetti molto negativi sull’aspetto finale che avrà la camera.

Non trascurate l’aspetto sicurezza
Indipendentemente dal tipo di arredamento, non bisogna mai dimenticare che una cameretta dovrebbe essere prima di tutto sicura. Evitate quindi tutti quegli oggetti che possono rappresentare un rischio. Per esempio, se l’aria è secca, non utilizzate un umidificatore a caldo, ma preferente un modello a freddo.

Fate un progetto che rispecchi le vostre esigenze e il vostro budget
Ricordate che non avete un budget infinito da destinare al vostro tema, perciò scegliete qualcosa che vi permetta di decorare bene la camera senza spendere troppo. Assicuratevi anche che il tema non comprometta il comfort e la praticità della camera. Non volete una stanza bellissima da guardare ma poco funzionale.

Scegliere il tema giusto per la vostra camera significa mescolare un buon senso dell’estetica con i vostri gusti e con un pizzico di creatività. I temi possono variare, da quelli più classici e popolari come il mare, il cielo e le stelle, la natura, fino a qualcosa di meno ortodosso come i temi sportivi e persino i set cinematografici. Basta andare nella direzione che vi indicano il vostro cuore e la vostra mente!


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Se vivete in una famiglia numerosa o avete una passione travolgente per le scarpe, potreste trovarvi sommersi da dozzine di esse, ammassate dentro gli armadi o nello sgabuzzino. In questo caso, vi serve al più presto una scarpiera adatta alle vostre esigenze, che vi permetta di avere una casa ordinata e di conservare con cura le scarpe, evitando che si rovinino.

Non sempre si tratta di un mobile di mera utilità, senza attrattive estetiche: la scarpiera può essere anche un interessante elemento di design, magari dotato di specchio. Non dovete necessariamente, quindi, relegarla alla camera da letto, nascosta dietro l’apertura della porta, se è bella potete collocarla nel corridoio o nel bagno e, se di solito indossate le scarpe solo prima di uscire, è molto comodo sistemarla all’ingresso.

Tuttavia, non dimenticate che una scarpiera deve assolvere principalmente ad una funzione pratica. Ecco alcuni consigli per sceglierla con cognizione di causa.

Prestate attenzione all’ottimizzazione degli spazi, dovete essere in grado di inserirvi il maggior numero possibile di scarpe con il minimo ingombro.
Scegliete un modello dal fondale forato, per consentire la giusta aereazione e impedire il formarsi di odori sgradevoli.
Optate per i ripiani estraibili, che sono più semplici da pulire.
Se avete problemi di spazio, scegliete le scarpiere a ribaltina, dotate di blocchi, con tre o cinque ripiani, che si aprono in avanti e, una volta chiusi, hanno uno spessore molto ridotto. Tenete presente che questa tipologia non è adatta ad ospitare stivali.
Per rendere un ambiente piccolo più arioso possibile, acquistate una scarpiera provvista di ganci per essere appesa, restando, così, sospesa a circa 50 cm dal pavimento.
Un’ottima soluzione consiste nel ricorrere a moduli componibili e impilabili, che contengono anche stivali e possono essere usati come sgabelli per indossare le calzature selezionate. Tali scarpiere sono particolarmente adatte a famiglie con più componenti, in modo che ciascuno possa disporre del proprio contenitore.
Se la scarpiera è destinata alla cameretta dei bambini o se avete animali in casa, optate per un materiale antigraffio.
Un’idea innovativa è la scarpiera a “ruota”, realizzata in metallo e provvista di rotelle, che coniuga originalità e minimo ingombro e si presta, in modo particolare, ad ospitare scarpe sportive e sneaker.
Per chi non teme scarpe a vista e non necessita di conservarne molte paia, esistono soluzioni divertenti e molto economiche: tubi d’acciaio curvati, con diverse sagome stilizzate di piedi, predisposti per essere appesi alla parete.


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