Una tavola perfetta è una tavola che oltre che essere ben apparecchiata, tra posate, piatti, bicchieri e tovaglioli, ha anche delle decorazioni. Tutti possono realizzare dei piccoli centrotavola spendendo pochi euro, basta davvero solo un briciolo di fantasia. La primavera è la stagione del tripudio dei fiori: fiori di tutti i colori, di tutte le dimensione e soprattutto per tutte le tasche.

Questo periodo, nei mercati contadini e rionali o dal fiorista, è proprio quello giusto per trovare fiori freschi recisi come tulipani, narcisi, iris, anemoni, viole e rami di magnolie, forsizie, pesco e melo, che più rappresentano la stagione.

Un’idea potrebbe essere quella di mettere al centro della nostra tavola, al di là del classico mazzo che è sempre sinonimo di freschezza, dei bicchieri o magari delle coppette da macedonia, riempiti d’acqua con uno o più fiori a scelta senza gambo, lasciati galleggiare. Con questa tecnica si possono comporre, utilizzando dei contenitori di diverse dimensioni insieme a varietà differenti di fiori, delle meravigliose composizioni floreali.

Un altro suggerimento potrebbe essere quello di utilizzare una spugna da fioristi e i fiori che più ci piacciono inseriti al suo interno. La spugna da fioristi in questo caso, di quelle verdi che si possono anche bagnare, tagliata e appoggiata su un piatto, potrà essere completamente ricoperta di margherite e gherbere per esempio. Queste composizioni si riescono a mantenere belle per qualche giorno, avendo l’accortezza di bagnarle utilizzando uno spruzzino.

Dei rami di pesco o melo poi, adagiati davanti ad ogni piatto potrebbero essere dei piccoli segnaposto oppure in dimensioni più grandi, legati insieme da un bel fiocco di rafia variopinta, diventerebbero in poche mosse, l’addobbo principale della nostra tavola.

Per chi non ama i fiori, una possibile alternativa sono di certo le candeline galleggianti. Si trovano facilmente in ogni supermercato e si usano, sempre in coppette o bicchieri contenenti acqua. Sono colorate, economiche e donano alla tavola un tocco di classe.

L’ultimo consiglio è quello di non scegliere mai per i centrotavola fiori troppo profumati come le fresie o le viole, che anche se meravigliose, hanno un profumo molto intenso e potrebbero dare fastidio mentre si sta mangiando.

Immagino sempre che intorno ad un tavolo ben imbandito e ben decorato, piacevole anche da guardare, si possano fare i discorsi più belli e con un più grande sorriso.


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La pressa da stiro è un elettrodomestico presente nel mercato già da parecchio tempo, ma in pochi la conoscono. Risulta essere ideata come macchinario professionale per le aziende che hanno la necessità di stirare grandi numeri di indumenti, tovagliato, ecc., in pochissimo tempo. Oggi però questa pressa è stata adattata per la vita domestica, volta a soddisfare la maggioranza delle persone che hanno sempre meno tempo di stirare.

La pressa da stiro domestica è molto utile per stirare senza difficoltà perchè permette di fare questa lunga operazione, stando comodamente seduti su una sedia, dimezzando i tempi. Per maggiori dettagli sul funzionamento è possibile vedere questa guida sulla pressa.
Qui sotto troverete le migliori presse da stiro domestiche in vendita online.

Domena SP 4200
Questa pressa da stiro da stiro a vapore è una delle migliori per qualità/prezzo perchè funzionale e semplicissima da utilizzare. È compatta (lunghezza 68 cm, profondità 27 cm), ha una buona capacità e il serbatoio è molto facile da svuotare.
La pressione del piatto arriva a 45 kg, con un flusso di vapore di 90/160 gr/min, che ti permette di stirare facilmente qualsiasi tipo di capo. Si può utilizzare sia acqua del rubinetto che acqua distillata, ma noi consigliamo di mischiare i due tipi di acqua insieme.
La pressa da stiro è dotata di un sistema di sicurezza in caso di arresto prolungato.

Domena SP 2050
Domena SP 250 con i suoi 2200 watt, è la pressa da stiro a vapore domestica più potente che possiamo trovare in commercio e grazie a questo, il vapore (120 g/min) che ne esce, contribuisce a stirare capi, lenzuola, asciugamani e molto altro, in modo perfetto.
La pressa da stiro è dotata di un serbatoio capiente (0,75 l) e di un vassoietto dell’acqua estraibile, molto utile per asportare l’acqua rimasta alla fine dell’operazione di stiro. Inoltre è dotata di un comodissimo filtro anticalcare e di un sistema di sicurezza in caso la pressa rimanga chiusa troppo a lungo.

Steam Press
Steam Press è la più grande e avanzata pressa da stiro domestica d’Europa. Adatta a chi ha la necessità di stirare molto e oggetti di grandi dimensioni (es. lenzuola e tovagliato), questa pressa offre molte funzioni e viene data in dotazione (se scelto prima dell’acquisto) di un comodissimo supporto, oltre che di altri accessori.
Risulta essere dotata di un serbatoio dell’acqua da 300 ml, di un potentissimo getto di vapore e di un sistema di sicurezza con spegnimento automatico.
Questa pressa riduce i tempi di stiratura anche dei grandi capi del 60%. È molto semplice da utilizzare, grazie anche alle diverse impostazioni che ti permetteranno di controllare la temperatura e la fuoriuscita del vapore. Inoltre un comando ti consente di eliminare le pieghe, ottenendo così dei tessuti stirati alla perfezione.


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La frutta si può conservare sia in pezzi sotto spirito o in uno sciroppo di zuccheri, oppure ridotta in gelatina, marmellata o confettura. Bisogna sapere scegliere frutta freschissima, di prima qualità, appena matura e perfettamente sana, gli scarti sono da evitare anche se puliti, e in ogni caso il lavaggio è fondamentale.

Lo sciroppo di zucchero va preparato nel recipiente stesso in cui si cuocerà la marmellata e lo si userà in una misura che varia da 2/3 all’uguale peso della frutta snocciolata, ricordando che 1 kg di zucchero richiede 200 gr di acqua per sciogliersi.

Si inizia con il versare metà dell’acqua nel recipiente, aggiungendo lo zucchero e l’acqua rimasta: una volta posto il recipiente sul fuoco a fiamma moderata, lo zucchero deve sciogliersi completamente prima che il composto inizi a bollire. Non appena sciolto, non va più mescolato perché rischierebbe di cristallizzarsi risultando pertanto inadatto alla preparazione della marmellata. Lo zucchero è da considerarsi completamente sciolto quando il liquido diventa trasparente, come fosse acqua.

Per le conserve che vanno cotte, ricordare che la cottura della frutta avviene in pochissima acqua fredda portata lentamente ad ebollizione, ma è impossibile fornire i tempi di cottura in modo preciso, poiché dipendono dalla quantità di acqua contenuta nella frutta. Ad ogni modo fare attenzione alla cottura, in quanto una conserva poco cotta fermenta, mentre una troppo cotta tende a cristallizzarsi.

L’ebollizione deve avvenire a calore vivace, poiché serve ad eliminare l’acqua di vegetazione, mentre la cottura vera e propria va fatta a calore moderato e mescolando continuamente con un cucchiaio di legno, per evitare che la conserva si attacchi. Sollevando il cucchiaio, all’inizio di formano delle gocce che scendono velocemente, mentre man mano che la cottura avanza le gocce si addensano e si staccano in masse sempre più voluminose.

Una volta cotta, la conserva deve essere versata in vasi di vetro ben caldi e lasciata raffreddare un giorno intero, quindi va coperta con un disco di carta oleata dello stesso diametro del vaso, immerso in alcol a 90° e infine chiusa ermeticamente. La copertura con la carta consente di sorvegliare la buona conservazione della marmellata o confettura. Una cattiva conservazione può pregiudicare la conservazione favorendo l’insorgete di uno strato di muffa: in questo caso occorre eliminare lo strato avariato e usare subito la conserva.

Naturalmente, nel caso di più vasi avariati, non è possibile ripetere l’operazione e, se non si vuole buttare tutto, non rimane che riversare il composto in una pentola e ricuocerlo per non sciuparlo completamente.


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Migliorare la postura. Un lavoro di squadra di tutto il copro, che parte dai piedi per arrivare alla testa, passando per le ginocchia, pelvi, spalle e schiena.

Smartphone, computer, lavori d’ufficio, borse a tracolla, e infinite spostamenti: siamo diventati una generazione di persone goffe, in postura scorretta continua, quelli che in inglese si definiscono slouchers.

Pensando di apparire “rilassati” e “polleggiati” in pubblico, non ci rendiamo conto che ci stiamo facendo più male che bene, peggiorando una postura già compromessa per motivi di lavoro.
Ormai anche i giovani si lamentano di problemi alle ginocchia e di un mal di schiena cronico.
L’aumento della popolarità di pratica chiropratica, massaggi, e fisioterapisti è il risultato delle nostre scelte di vita e dele nostre norme di spostamento e trasporto pesi, poco “severe” e troppo lassive.
Si dà sempre tutto per scontato, che siamo giovani, che tanto riusciamo, oppure che sia inevitabile per questione di tempo o necessità… in realtà esiste sempre una scelta quando decidiamo di come muovere il nostro corpo. Forse siamo anche, erroneamente, condizionati dal fatto che tutto ciò che è “norma” faccia male.
Cosa ti viene in mente quando senti la frase “postura perfetta”?
Sicuramente postura dettata da una disciplina rigorosa, con tanto di squadra o libri in testa.. Essere consapevoli di non averla è un buon punto, non sentirsi in colpa, il seguente ma cercare di migliorare è il terzo punto fondamentale.
Lavorare sulla propria postura può avere effetti estremamente positivi sulla tua mentalità stato di salute.
Sei pronto a lavorarci su? Bene, allora, cominciamo dalle dita dei piedi…

Piedi e caviglie:
Il primo punto su cui partire è quello più in basso del corpo, da coloro che sorreggono il corpo e lo aiutano a spostarsi. I piedi e caviglie.
– Scelta di buone scarpe
Indipendentemente che sei un corridore, qualunque fisioterapista, consulente ti dirà che una buona postura inizia dai tuoi piedi. Dopo tutto, essi sono la base su cui il resto del tuo corpo riposa!
Un’analisi della pianta del piede potrà indicarci prima di tutto se sono in atto modifiche strutturali che poi si ripercuoteranno sulla colonna vertebrale, quindi sulla postura, e come un gatto che si morde la coda, se non corriamo ai ripari, andremo a peggiorare, determinando molti disagi e squilibri al corpo, dal calo della vista, emicrania, sciatalgie..confusione mentale.
– Studio della pianta del piede
Dallo studio del passo si è visto che il piede ha normalmente un movimento fisiologico di pronazione, caratteristico del tipo di appoggio neutro. Quindi quello che dobbiamo capire è se abbiamo un difetto di iperpronazione o se al contrario abbiamo un deficit di pronazione che si traduce con un piede rigido o supinato.
Se l’arco del piede risulta neutro, le caviglie si presenteranno allineate, quindi la scarpa deve semplicemente ammortizzare e controllare il piede per una corretta stabilità.
Se l’arco del piede è particolarmente accentuato, le caviglie saranno in supinazione, ovvero tenderanno verso l’esterno. Lo noterete anche da come viene consumato il tacco delle scarpe o dalla piega verso l’esterno che prenderanno le vostre scarpe da ginnastica. Risultando importante l’uso di un plantare la scarpa deve essere particolarmente ammortizzata, per accogliere il plantare e ridurre al minimo gli schock.
Se l’arco del piede è piatto, le caviglie saranno in iperpronazione. Serve quindi un controllo del movimento con l’utilizzo di plantare personalizzato e scarpe con plantare di materiale più solidi.
Trascorrere tutto il giorno con i tacchi o altre scarpe non solide può portare ad archi estremamente deboli e cattive posizioni delle caviglie. Alcuni semplici esercizi possono aiutare a rinforzare i piedi e vi aiuteranno a ristabilire le vostre basi.
1) Raccogliere una penna con le dita dei piedi
Si tratta di un esercizio molto semplice che potete svolgere proprio nei ritagli di tempo. Ogni volta che vi trovate seduti sul divano, o alla scrivania provate a mettere una penna sul pavimento e a raccoglierla con le dita dei piedi!
2) Accorciare il piede
Un altro grande esercizio si chiama “il piede corto”.
Ci vuole un pochino più di pratica ma è molto semplice. Dovete accorciare la lunghezza del piede alzando solo l’arco plantare.
Si svolge quando si sta in piedi, ponente i piedi allineati e non a “papera”.
Questo vi aiuterà a rinforzare le ginocchia e quadricipiti!

Ginocchia e quadricipiti
Il secondo punto su cui lavorare sono le ginocchia e quadricipidi.
Le ginocchia sono un silenzioso punto di unione e seguono l’esempio delle articolaizoni inferiori e superiori. Per questo è importante correggere prima le arcate e rinforzare le caviglie. Un buon allineamento cavligle, fianchi permetterà un buon posizionamento della rotula. Altrimenti questa dovrà cercare di tenere in equilibrio tutto il disequilibrio.
Un esercizio importante per evitare che il ginocchio sia in tensione e crei ostacolo alla postura è quello di cercare di rilassarlo evitando l’iperestensione (tenendo le ginocchia oltre la verticale). Coinvolgere il quadricipite per proteggere l’articolazione del ginocchio!

Pelvi
Il bacino è il punto centrale per la postura, sia in senso letterale sia figurato, quindi diviene essenziale un suo corretto allineamento.
Sicuramente la condizione emotiva gioca un ruolo importante nella nostra postura ma a prescindere da questo, anni di seduta e posizione eretta in piedi, (in modo corretto o non corretto), significa una grande quantità di lavoro a livello del bacino. Inoltre spesso la tensione muscolare, sopratutto nelle donne, si scarica a livello anche e lombare. Chi sta molto a sedere, altro esempio, tende ad avere i flessori dell’anca tirati, corti; allungare lo psoas diviene essenziale.
La scorretta postura, ricordiamo porta non solo dolore alle basse articolazioni ma può essere causa di tensione e scarico di tensione e squilibrio in tutto al corpo, dalla cervicale, alla cattiva digestione, cattiva occlusione mandibolare, emicrania…
Un esercizio utile, ad esempio per chi tende ad avere la parte superiore del bacino inclinata in avanti (lordosi) è quello che coinvolge i muscoli dei glutei, tirando delicatamente il coccige verso il basso in modo che i muscoli addominali sollevino l’osso pubico.

Addominali e Core
Un core sviluppato ci permette stabilità ed equilibrio. Due fondamenti fisici e di riflesso mentali per il nostro benessere. Tecnicamente aiuterà a stabilizzare il bacino e, soprattutto, a proteggere la fascia lombare, uno delle zone più comuni di dolore cronico per il lavoratore moderno.

Le spalle ed il petto
Le spalle assumo di riflesso una posizione in base a tanti fattori, alle nostre emozioni (stress → contrattura), alla nostra apertura verso l’esterno o meno (spalle introflesse), ad altezza diversa per equilibrare la posizione del bacino..
Spalle contratte porta irrigidimento a tutta la muscolatura del collo e della schiena, quindi a dolore e maggior facilità all’ernia.
Così imparare a rilassare le spalle e le anche possono avere un impatto incredibile non solo sulla nostra salute fisica, ma anche sul nostro atteggiamento. Non a caso molte tecniche di psicoanalisi partono dal “modificare” la postura per arrivare al cambiamento di atteggiamento mentale e risoluzione anche di traumi.
Assumere una posizione di “rilassamento” non vuol dire trasformarsi in sacchi viventi, poichè così si va solo a caricare la fascia lombare, schiacciando le vertebre,e a “rammollire” tutta la fascia muscolare che avvolge la colonna vertebrale.. con conseguenze dannose e talvolta poco riparabili.

Collo e la testa
Siamo così arrivati alla fine del corpo, in cima alla torre.
Avendo lavorato, rinforzato, equilibrato la postura partendo dal basso ne gioverà anche il nostro collo, cervicale.

Se abbiamo eseguito con costanza i vari esercizi per riportare una buona postura dovremmo sentirci già più allineati e forse anche più alti di qualche centimetro. Quindi concludete cercando di mantenere il vostro mento in avanti, parallelo da terra e non schiacciato verso il petto (con tipico sguardo a terra di chi conta le formiche) o troppo in alto (di chi guarda sempre per aria le nuvole) e cercare di mantenere i muscoli rilassati insieme a quelli delle spalle, in modo che non vadano a schiacciare le vertebre una contro l’altra.
Più avete flessibilità muscolare del collo e schiena, più la vostra postura sarà corretta e la vostra schiena ringrazierà.


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L’olio d’oliva rappresenta uno dei fiori all’occhiello della filiera produttiva italiana e di quel modello di dieta mediterranea che tutto il mondo ci invidia. Può essere usato crudo o cotto, ma in ogni caso rappresenta un’eccellenza che oltretutto fa bene anche alla salute, non solo al palato. E se si vuole seguire un’alimentazione sana, non può mai mancare, anche se nelle diete viene spesso limitato per via del suo elevato valore calorico.

Viene prodotto in tutto il territorio nazionale, però in ogni regione si ottengono dei risultati differenti, in ragione delle specificità del luogo e delle tecniche produttive. In linea di massima si può dire che l’olio prodotto al centro-sud ha un sapore forte e deciso, esemplificato in particolare dagli oli toscano e pugliese, mentre l’olio tipico del nord è più delicato e leggero, come dimostra ad esempio l’olio ligure.
Le sue proprietà comunque non cambiano, è sempre ricco di principi attivi molto utili per il benessere generale del corpo.

Come viene prodotto l’olio?
Si inizia con la raccolta delle olive, che oggi non avviene più a mano, bensì con l’ausilio di attrezzature meccaniche. Una volta raccolte, le olive arrivano nei frantoi, dove inizia il processo di lavorazione: si tolgono le foglie, si lavano le olive, e poi si frantumano i noccioli ela polpa (operazione di ‘frangitura’).In questo modo si ricava una sorta di pasta formata dall’olio delle olive, da acqua e da una parte solida che prende il nome di ‘sansa’.

La fase successiva è quella dell’estrazione, e prevede la separazione della sansa dalla parte liquida, anche mediante centrifugazione. A questo punto l’olio è pronto per essere filtrato, se necessario, e imbottigliato.

Quali sono le qualità di olio più pregiate?

L’olio extravergine di oliva è in assoluto il più pregiato, e di conseguenza il più costoso, come ben sa chi lo acquista al supermercato. Il pregio deriva dal fatto che si ottiene dalla prima spremitura delle olive, e di conseguenza è il più puro. Presenta infatti un contenuto di acidità decisamente basso: tale parametro si ricava in base alla quantità di acido oleico presente, che in questo caso non può superare il valore di 1 gr ogni 100 gr di olio.

A seguire, l’olio vergine d’oliva, in cui la percentuale di acido oleico sale a 2 gr ogni 100 di olio.

Se la percentuale arriva a superare il 4%, l’olio deve essere raffinato e non viene imbottigliato assoluto, bensì mescolato ad altri oli vergini. Nasce così l’olio d’oliva, ‘semplice’, che deve avere al massimo 1,5 gr di acido oleico.


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