Piccola pianta erbacea, perenne, con steli eretti dino ai 15 cm. La fioritura dura da marzo a novembre e si compone di piccoli capolini con fiori gialli circondati da ligule bianche con sfumature rosa. Le foglie sono basali, disposte a rosetta.

DROGA: tutta la pianta fresca in fiore.

SOSTANZE CONTENUTE E PRINCIPI ATTIVI: SOSTANZE AMARE, TANNINO, GOMMA, SAPONINA, OLIO ESSENZIALE, INULINA.

PROPRIETA’ ED UTILIZZO: si usano il macerato, l’infuso ed il decotto per REGOLARE VESCICA ed INTESTINO.

CURIOSITA’: Non deve essere confusa con la comune margherita dei prati, che è di dimensioni maggiori, in ogni caso anche la specie Leucanthemum vulgare è commestibile e possiede alcune proprietà medicamentose. Considerato il fiore che simboleggia la primavera, viene chiamata anche pratolina.


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Le acciughe, pesce povero ma che di povero non hanno niente, appartengono alla famiglia dei pesci azzurri. Hanno forma slanciata della lunghezza massima di 20 cm, sono presenti nel mare Mediterraneo e si nutrono di plancton, piccoli crostacei e larve di molluschi. Le acciughe di Monterosso, una delle perle delle Cinque Terre, in provincia di La Spezia, presentano delle caratteristiche particolari grazie a una diversa salinità del mare: hanno un gusto estremamente equilibrato, sono saporite ma delicate allo stesso tempo.

Hanno il dorso dalle sfumature tra il nero e l’azzurro e i fianchi e il ventre argentati. L’acciuga di Monterosso è più scura e più allungata, rispetto alle acciughe dell’Adriatico, che hanno un colore più tenue e, al tatto, risulta più tozza e più grassa con un sapore marcato e profumato.
A giugno, dopo un lungo viaggio iniziato dall’Atlantico con l’attraversamento dello Stretto di Gibilterra, le acciughe giungono nel Ponente Ligure, dove i pescatori aspettano il 29 giugno, giorno migliore per la pesca, benché la stagione si protragga fino a metà luglio. Oggi a Monterosso rimangono due equipaggi con due gozzi a motore che escono in mare la notte trainando le lampare (barche con una lampada che rende luminoso il plancton attirando il pesce nelle reti). Sono tra i pesci più presenti nei ricettari liguri: si possono consumare marinate nel limone, fritte nell’olio extravergine di oliva, al forno, al verde o ripiene. L’eccedenza era conservata sotto sale, una tradizione antica portata avanti dalle donne, nata dall’esigenza di avere una riserva alimentare durante l’inverno ed una merce di scambio nei baratti. E lo sanno bene gli acciugai della Valle Maira. Dal 2006 a Monterosso è nata la cooperativa “Le ragazze del Parco”, che nel rispetto della tradizione si occupa della trasformazione delle acciughe pescate dalla cooperativa che riunisce i pescatori di Monterosso. Ogni anno Monterosso dedica al suo prodotto di eccellenza due sagre: nel terzo sabato di giugno la Sagra dell’acciuga fritta (quest’anno sposata al 27 giugno per via delle condizioni metereologiche sfavorevoli) e nel terzo sabato di settembre quella dell’acciuga salata. A Macra, piccolo paese di lingua occitana della valle Maira, in provincia di Cuneo, in occasione della festa del santo patrono San Marcellino, nel mese di aprile si tiene la Fiera degli Acciugai.
Le acciughe di Monterosso, un tempo chiamate u pan du ma (il pane del mare), oggi sono state inserite tra i presidi di Slow Food.


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Certamente non possiamo pensare di risolvere l’insonnia con una tazza di camomilla, esistono tanti tipi d’insonnia e soprattutto bisogna capirne l’origine.
Al 98% è causata da stress rimasto intrappolato ed attivo.

L’alimentazione però può influenzare la nostra capacità di addormentarci e la qualità del sonno.
Come esistono cibi che “allontanano” il sonno (zuccheri, caffè, alimenti elaborati), ci sono alimenti che lo “conciliano”, vediamo quali e perché.
Per conciliare un buon sonno occorre
– cena leggera e digeribile in base alla propria costituzione, non andare a letto con lo stomaco vuoto o troppo pieno
– cenare tra le 18 e le 22 per permettere al corpo di vivere tutto il ciclo della digestione (22-02) e dell’espulsione (02-06)
– far trascorrere almeno tre ore dalla cena prima di coricarsi
– scaricare la tensione della giornata prima di dormire, facendo qualche esercizio rilassante, una breve meditazione, oppure un piccolo massaggio ai piedi con olio caldo (leggi come fare l’auto massaggio), o ancora praticare yoga nidra. leggi anche:➤LE 5 MIGLIORI TECNICHE DI
– non aver ingerito cibi stimolanti come zuccheri, caffè, alcolici…
I cibi giocano infatti un ruolo importante perché il metabolismo degli alimenti che consumiamo, la quantità, la qualità sono legati al rilassamento muscolare e alla produzione di quei neurotrasmettitori, come la serotonina, che favoriscono rilassamento e sonno; come detto all’inizio, la premessa per un buon sonno è una buona digestione.

I risultati delle ricerche mostrano anche come una colazione con alimenti ricchi di triptofano (476 mg/pasto) ed esposizione alla luce durante il giorno, stimolano la produzione di melatonina durante la notte.
Ricordiamo però altre sostanze che vanno “incrementate” : GABA, calcio, potassio, melatonina, piridossina (Vitamina B6, cereali, legumi, verdure -carote, spinaci, piselli-, patate, latte, formaggio, uova, pesce, fegato, carne ) L-ornitina e acido esadecanoico (grassi di origine vegetale), Omega 3, la glicina, che è un aminoacido che si trova principalmente in alimenti ricchi di proteine ​​come carne, pesce, latticini, formaggi e verdure. È un neurotrasmettitore inibitorio nel sistema nervoso centrale. Studi hanno dimostrato che la glicina può promuovere un livello più profondo di sonno. Importante l’introduzione della Vitamina D, studi recenti collegano in modo sempre più incisivo, il suo ruolo anche nell’attivazione e regolazione del sonno (leggi anche : le 15 patologie derivate da carenze di Vitamina D). Infine possiamo citare la vitamina E , che si trova naturalmente in alcuni alimenti e disponibile come integratore alimentare. Ha una attività antiossidante. È stato suggerito che lo stress ossidativo può anche giocare un ruolo in disturbi del sonno. Alcuni studi hanno mostrato effetto protettivo delle vitamine E sulla qualità del sonno.
L’approccio nutraceutico può essere, quindi, utile in una prospettiva preventiva.
Per questo vedremo che gli alimenti funzionali comprendono polvere erba d’orzo, cereali integrali, maca, Panax, Ganoderma, polvere di asparagi, lattuga, ciliegie, kiwi, noci, vino schisandra, e il latte.

Noci
Le noci sono una buona fonte di triptofano, come detto l’ aminoacido che favorisce il sonno poiché contribuisce a rendere più disponibile la serotonina e melatonina, l’ormone “orologio biologico” che definisce i cicli di sonno-veglia. Inoltre, ricercatori dell’Università del Texas hanno scoperto che le noci contengono la propria fonte di melatonina, che può aiutare a addormentarsi più velocemente.
Schisandra
Conosciuta anche come la bacca dei 5 aromi perchè racchiude in sé tutti i sapori, dolce, amaro, passando per l’acido e piccante. Usata preferibilmente come bacca, in Russia viene impiegata anche per produrre un vino dolce.
I frutti della Schisandra chinensis sono utilizzati per il trattamento dell’insonnia, nei paesi orientali, da migliaia di anni. Studi recenti dimostrano come uno dei suoi componenti principali, il Gomisin N, abbia una potente attività ipnotica e sedativa. Complessivamente, questi risultati indicano che Gomisin N produce un effetto sedativo benefico e bioattività ipnotica, che potrebbero essere mediati dalla modifica dal sistema serotoninergico GABAergico.
(Va assunta secondo prescrizione alle dosi consigliate, poichè può essere stimolante del sistema nervoso).

Mandorle Anacardi
Risultano fra gli alimenti più ricchi di magnesio, (260mg/100gr).
50 gr di anacardi fornisce quasi il 20 per cento del vostro apporto quotidiano di magnesio.
La carenza di magnesio, infatti, è legata ai disturbi del sonno, così come alla sindrome delle gambe senza riposo, che spesso colpisce durante la notte e può rendere difficile addormentarsi. Il magnesio svolge un ruolo nella contrazione muscolare inverno.

Kiwi
Uno studio ha scoperto che mangiare due kiwi un’ora prima di coricarsi porta a risultati sorprendenti. I partecipanti allo studio si sono addormentati in modo più rapido, con una diminuzione del 35,4 per cento del tempo necessario per scivolare nel sonno. Hanno anche dormito più profondamente, il 28,9 per cento in più, con un miglioramento del 42,4 per cento riguardo la qualità del sonno. Nel complesso, il tempo totale di sonno per i soggetti che hanno partecipato allo studio è aumentato del 13,4 per cento.

Succo di ciliegia
Una ricerca della Louisiana State University ha dimostrato che gli adulti insonni a cui è stato chiesto di bere 250 grammi di succo di ciliegia due volte al giorno per due settimane, in media, hanno dormito 84 minuti in più nell’arco dei 14 giorni rispetto ai volontari che hanno bevuto succo di frutta generico o placebo. Gli studiosi ipotizzano che questo alimento regoli il ciclo sonno-veglia e che contenga l’aminoacido triptofano, amico del sonno. Il coautore dello studio, Frank L. Greenway, ha affermato che “le proantocianidine, i pigmenti rossi rubino presenti nel succo di ciliegie, contengono un enzima che riduce l’infiammazione e la degradazione del triptofano, lasciandolo andare a lavorare più a lungo nel corpo”.

Patata dolce o americana
Un po’ come tutti i frutti di polpa arancione anche la patata america concilia il tuo sonno.
Detta anche “patata dolce”, è naturalmente ricca di carboidrati complessi che incrementano la produzione di serotonina, ma non solo.
Una patata di medie dolce confezioni 542 milligrammi (mg) di potassio (circa il 10 per cento della dose giornaliera raccomandata), che, come il magnesio, favorisce la giusta contrazione muscolare, per mantenere a bada i crampi notturni alle gambe.

Riso bianco
In realtà, in generale carboidrati, ad alto indice glicemico, aiutano a conciliare il sonno, questo perché permettono al cervello di stimolare la circolazione di serotonina. Studi rilevano che risultati più efficaci si ottengono se assunti 4 ore prima di dormire.
La National Sleep Foundation suggerisce un mix di proteine e carboidrati per indurre il sonno, ad esempio pane integrale tostato spalmato con burro di arachidi.

Tisane e bevande calde
Ci sono molte tisane che possono conciliare il sonno come Camomilla, Valeriana, Melissa, Biancospino ma l’induzione al sonno lo produce anche la bevanda calda in sé, perché ingerendo sostanze calde il corpo si attiva per il raffreddamento e questo porta il rallentamento, il sonno.

Latte caldo
Il discorso del latte è particolare. Il latte in sé poco vale come conciliatore, lo fa più che altro a livello psicologico ( quando si assumeva la poppata della mamma alla sera prima di dormire) e per il fatto che è una bevanda calda, questo perchè la maggior parte del latte viene munto di giorno. Discorso diverso è se si assume del latte “munto di notte”. Studi dimostrano che questo contiene altissimi livelli di triptofano e melatonina rispetto a quello prelevato al giorno.
Risulta infatti un aiuto naturale importante per la cura dell’insonnia e dell’ansia, pensate è stato rilevato che ha un effetto pari alle benzodiazepine.
Quando si parla, qui, di assumere latte, ci si riferisce a latte organico, biologico oltre l’etichetta
Cosa vuol dire?
Vuol dire che bere latte commerciale, quindi che si trova sugli scaffali proveniente da mucche stressate, trattate con ormoni ed antibiotici non è ciò che viene suggerito, idem per quanto riguarda le uova.
Vanno considerati questi alimenti provenienti da animali cresciuti naturalmente.
Direte dove si trovano?
Se si ha la fortuna di avere i distributori di latte fresco biologico, contadini fidati è buono. In altra maniera la scelta ovviamente è personale, ma è da tenere presente che ciò che andrete ad ingerire è frutto di animali caricati con ormoni per incentivare la produzione, deboli, facilmente vittima di malattie e quindi trattati con antibiotici. Tutte sostanze scientificamente ritrovate nel latte ed uova. In tal caso meglio optare per altri alimenti soporiferi.


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Da anni si festeggia ad Usseglio, un paese situato in Valle di Viù a circa 60 chilometri da Torino, la Toma, un formaggio simbolo delle Valli di Lanzo, che non ha mai ottenuto un riconoscimento comunitario nonostante le sue caratteristiche di sapore e aroma la rendano un prodotto unico. Fa parte, però, dei Prodotti del Paniere della Provincia di Torino e, con l’istituzione della DOP Toma Piemontese, è entrata nella categoria delle tome.

Si tratta di una Toma prodotta in modo artigianale negli allevamenti di fondo valle nella stagione invernale e sugli alpeggi, specialmente quelli del Pian della Mussa in estate. Formaggio semicotto a pasta morbida, bianco paglierino con occhiatura minuta, la crosta sottile, colore che va dal paglierino al bruno, è ottenuta da latte vaccino intero o parzialmente scremato. Piacevole il sapore gradevolmente aromatico, che con la stagionatura tende ad essere più deciso. Le forme sono cilindriche con un diametro di 25-35 centimetri, con scalzo (faccia laterale) di 10-12 cm., e un peso che varia dai 7 ai 10 chilogrammi. Le Tome vengono sottoposte a stagionatura fino a 3-4 mesi. Tra i suoi estimatori si racconta che ci fosse Guglielmo Marconi il quale ad ogni viaggio in Piemonte andava ad acquistare qualche forma speciale direttamente nelle malghe.
Quest’anno la Mostra regionale della Toma di Lanzo e dei formaggi di alpeggio viene inaugurata venerdi 9 luglio e per cinque giorni e due weekend consecutivi circa 100 produttori, che provengono da nove regioni italiane, proporranno la degustazione di formaggi e di prodotti tipici. Per l’edizione 2010 ci saranno due novità rappresentate dalla Toma alla birra del Caseificio Valli di Lanzo realizzata, in collaborazione con il Birrificio Gilac di Valdellatorre e il pane alla Toma preparato dalla Panetteria La Mica di Usseglio.
Nella giornata di apertura è stata organizzata in collaborazione con l’Onaf,(Organizzazione nazionale assaggiatori di formaggi), una tavola rotonda dal titolo “I formaggi d’alpeggio: ricchezza culturale e casearia delle Alpi piemontesi” per sottolineare l’importanza della produzione casearia che si basa su razze autoctone di assoluto prestigio, di un ambiente complesso diventato fragile e di una tradizione che si tramanda di generazione in generazione. Non potevano mancare i vini, quella della Bottega del vino di Moncucco, in abbianamento: il Freisa di Chieri vivace con la toma fresca, il Freisa d’Asti fermo con la toma stagionata ed il Freisa d’Asti superiore con la toma vecchia d’alpeggio, bottiglie che per l’occasione avranno l’etichetta personalizzata con il logo della manifestazione. Da ricordare la simpatica iniziativa “La Corriera del Freisa e della Toma” che nelle giornate di sabato 10 e 17 luglio, con partenza dalla Stazione di Porta Nuova a Torino, porterà i buongustai a scoprire le Valli di Lanzo e a gustare i piatti della cucina locale. La rassegna è organizzata dal Comune e dalla Pro Loco di Usseglio con il patrocinio di Ministero Politiche Agricole e Forestali, Regione Piemonte, Provincia di Torino, Comunità Montana Valli di Lanzo e in collaborazione con Turismo Torino. Oggi la gustosa Toma di Lanzo continua a essere prodotta in piccoli caseifici aziendali di valle e di alpeggio rispettando la tradizione.
Promossa dalla Comunità montana Valli di Lanzo si è costituita un’Associazione di tutela del prodotto ed istituito un disciplinare di produzione.

Polenta pasticciata

Ingredienti per 6 persone
500 g di farina di mais (possibilmente della varietà Ottofile)
2 l di acqua
500 g di Toma
sale

Il migliore recipiente è il paiolo di rame, che per essere in regola con la tradizione non deve essere stagnato (come quello classico appeso alla catena del focolare). Ma si possono adoperare altre pentole. Mettete nella pentola l’acqua e il sale; aspettate che arrivi a bollore, versate la farina nell’acqua a poco a poco, perchè non faccia grumi. Iniziate a mescolare con una spatola di legno sempre in senso rotatorio, solo a destra. Tenete dell’acqua bollente a parte per aggiungerla ogni tanto, se la polenta tendesse a indurirsi. Deve cuocere circa mezz’ora, fino a quando si stacca facilmente dalle pareti della pentola. Versate la polenta appena cotta in una terrina e fatela raffreddare completamente, mettetela sopra un tagliere di legno e tagliatela a fette non troppo sottili con un filo di cotone. Affettate la Toma di Lanzo a fettine molto sottili. Imburrate una teglia e sistemate un primo strato di fette di polenta, ricopritelo con fette di toma, una spolverata di parmigiano e qualche fiocchetto di burro. Ripetete l’operazione sino ad esaurimento degli ingredienti. Passate in forno per 20 minuti a 180 gradi.


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L’olio d’oliva rappresenta uno dei fiori all’occhiello della filiera produttiva italiana e di quel modello di dieta mediterranea che tutto il mondo ci invidia. Può essere usato crudo o cotto, ma in ogni caso rappresenta un’eccellenza che oltretutto fa bene anche alla salute, non solo al palato. E se si vuole seguire un’alimentazione sana, non può mai mancare, anche se nelle diete viene spesso limitato per via del suo elevato valore calorico.

Viene prodotto in tutto il territorio nazionale, però in ogni regione si ottengono dei risultati differenti, in ragione delle specificità del luogo e delle tecniche produttive. In linea di massima si può dire che l’olio prodotto al centro-sud ha un sapore forte e deciso, esemplificato in particolare dagli oli toscano e pugliese, mentre l’olio tipico del nord è più delicato e leggero, come dimostra ad esempio l’olio ligure.
Le sue proprietà comunque non cambiano, è sempre ricco di principi attivi molto utili per il benessere generale del corpo.

Come viene prodotto l’olio?
Si inizia con la raccolta delle olive, che oggi non avviene più a mano, bensì con l’ausilio di attrezzature meccaniche. Una volta raccolte, le olive arrivano nei frantoi, dove inizia il processo di lavorazione: si tolgono le foglie, si lavano le olive, e poi si frantumano i noccioli ela polpa (operazione di ‘frangitura’).In questo modo si ricava una sorta di pasta formata dall’olio delle olive, da acqua e da una parte solida che prende il nome di ‘sansa’.

La fase successiva è quella dell’estrazione, e prevede la separazione della sansa dalla parte liquida, anche mediante centrifugazione. A questo punto l’olio è pronto per essere filtrato, se necessario, e imbottigliato.

Quali sono le qualità di olio più pregiate?

L’olio extravergine di oliva è in assoluto il più pregiato, e di conseguenza il più costoso, come ben sa chi lo acquista al supermercato. Il pregio deriva dal fatto che si ottiene dalla prima spremitura delle olive, e di conseguenza è il più puro. Presenta infatti un contenuto di acidità decisamente basso: tale parametro si ricava in base alla quantità di acido oleico presente, che in questo caso non può superare il valore di 1 gr ogni 100 gr di olio.

A seguire, l’olio vergine d’oliva, in cui la percentuale di acido oleico sale a 2 gr ogni 100 di olio.

Se la percentuale arriva a superare il 4%, l’olio deve essere raffinato e non viene imbottigliato assoluto, bensì mescolato ad altri oli vergini. Nasce così l’olio d’oliva, ‘semplice’, che deve avere al massimo 1,5 gr di acido oleico.


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