La bioarchitettura è una disciplina che cerca di individuare il corretto equilibrio tra la salute e il benessere fisico e psichico di chi abita in una determinata casa, e la salute e il benessere degli elementi naturali che la circondano, in quando comunque indissolubilmente legati. È una disciplina che prende quindi in considerazione la casa nella sua totalità, dalla scelta dei materiali più idonei all’impiantistica, all’arredamento.

Origini

Sulla scia della presa di coscienza collettiva che negli anni Settanta ha portato alla luce per la prima temi quali ‘ecologia’ e ‘risparmio energetico’, nasce nello stesso periodo anche la Bioarchitettura, che inizia ad essere studiata e applicata in Germania dopo che la crisi energetica del 1973 mise in ginocchio il mondo intero. Chiamata anche architettura bioclimatica, questa disciplina incominciò a ricercare fonti di energia alternative agli idrocarburi per fornire le abitazioni dell’energia necessaria per ‘funzionare’.
Gli operatori del settore edilizio iniziarono a valutare seriamente la possibilità di fornire le abitazioni che costruivano di quell’energia alternativa che, più delle altre, è accessibile a tutti e praticamente in qualsiasi posto: l’energia del sole. Dalla Germania l’interesse per questa nuova disciplina si diffuse a macchia d’olio in tantissime altre nazioni europee, negli Stati Uniti e addirittura in Africa.
Se escludiamo il celebre architetto F. L. Wright che aveva precedentemente realizzato alcune costruzioni basandosi sui principi di quella che allora veniva chiamata architettura climatizzata, come la famosissima Casa sulla cascata, i primi esempi di architetture a energia solare realizzati in Europa e negli Stati Uniti avevano le sembianze di veri e propri manifesti culturali.
L’aspetto esteriore di queste costruzioni, infatti, sembrava voler urlare al mondo la potenza dei propri sistemi per la raccolta dell’energia; i segni architettonici che caratterizzavano questi edifici dichiaravano apertamente la necessità di sostenersi in modo ecologico, appoggiandosi a materiali biocompatibili. Un esempio di questa tendenza è la Casa di Acorn Close, nata nel 1981 in Inghilterra, che sfrutta nel miglior modo possibile fenomeni naturali quali l’inerzia termica, l’effetto serra, l’effetto camino e altri effetti creati naturalmente dal clima stesso.
Una volta adottata una visione ecologica e naturalistica dell’edilizia, gli architetti che più degli altri aderirono a questa nuova filosofia del costruire iniziarono a ricercare sistemi sempre nuovi e sempre più naturali per creare energia, e non solo per disperderla.
Parliamo di una vera e propria scuola di architetti e di arredatori che si impegnarono per sposare il più armoniosamente possibile la bellezza interna ed esterna delle case con questi nuovi valori improntati all’ecologia. In questo modo il rispetto per la natura e l’incremento della vivibilità andavano di pari passo con una grande attenzione all’estetica.
Elementi come l’illuminazione, l’isolamento termico, l’ombreggiamento e la ventilazione, la deumidificazione e la protezione dalle precipitazioni atmosferiche divennero materia di grandi sperimentazioni che portarono alla concezione di nuove ‘regole’ edilizie.
Non mancarono nemmeno gli architetti che cercarono di portare nelle loro costruzioni anche alcuni elementi attinti dalle culture etniche di tutto il mondo, sfruttando un millenario sapere su come utilizzare nel migliore dei modi quello che la natura regala all’uomo e valorizzando al meglio le risorse naturali, in una grande armonia con il mondo naturale. Un esempio di questa nuova filosofia del costruire è la “Casa per abitazione”, edificata nel 1993 in Francia, a Lyon Vaise.

Caratteristiche

Un numero sempre maggiore di persone sono ogni giorno più consapevoli del grande, grandissimo valore della salute e ognuno cerca solo il meglio per sé e per la propria famiglia, sia per quel che riguarda l’alimentazione, che per quello che indossa che per i materiali con cui è realizzata la propria casa.
Il fine è quello di non essere più circondati da elementi disarmonici ma soprattutto tossici: da questa esigenza è nato, negli ultimi decenni, un nuovo modo di affrontare la vita e di rapportarsi ad essa; un modo pi attento, più ecologico, più rispettoso nei confronti di una natura che da sempre ci ospita e ci nutre. La prima, vera grande ristrutturazione a cui stiamo assistendo, quindi, è quella relativa al nostro ‘modus vivendi’: c’è, infatti, chi ha deciso di trasferire questi nuovi valori a tutto quello che ci circonda, prima tra tutti la casa, sia nella sua architettura che nell’arredamento.
Risulta essere ormai assodato che condurre la propria esistenza in un ambiente sano migliora la qualità della vita, e al sempre crescente numero di persone che abbracciano questo nuovo stile di vita si affianca un numero sempre maggiore di professionisti dell’edilizia che rivolgono un’attenzione particolare anche agli aspetti funzionali ed ecologici delle loro costruzioni. Dalla sapiente combinazione di questi elementi deriva una vita domestica di qualità superiore, e sono in tanti a crederlo e a metterlo in pratica, applicando questo pensiero alle diverse fasi della progettazione e della realizzazione di una costruzione.
Prima di tutto, l’esposizione della facciata di ingresso dovrebbe essere rivolta verso sud, in modo che possa usufruire il più possibile della luce e del calore del sole. Per quel che riguarda gli ambienti della casa, questi vanno posizionati nelle giuste aree, individuate in base alla perfetta combinazione tra ombra e luce. In più, per avere la certezza che la casa possa ‘respirare’ adeguatamente non viene utilizzato alcun tipo di materiale isolante come colle sintetiche, pavimentazioni in cemento, coloranti impermeabili e tutto quello che potrebbe inquinare gli ambienti interni ed precludere il necessario passaggio di aria, di modo che le esalazioni, i vapori e l’aria viziata non costituisca un danno per la salute. Sono numerosi, infatti, gli studi che hanno rivelato che le esalazioni nocive possono portare a problemi di respirazione, cefalee, nausee e altri disturbi.
Sembra che anche i climatizzatori possano non essere apparecchiature salubri in quanto vi si annidano batteri che, se i filtri d’aria non vengono cambiati con regolare frequenza, potrebbero essere diffusi nell’aria. Questo è il motivo per cui vengono studiati sistemi sempre nuovi per l’areazione che, insieme all’abitudine di aprire regolarmente le finestre per permettere il ricambio dell’aria, cercano di limitare i danno causati dal ricircolo continuo di aria viziata.
Allo stesso modo, anche i sistemi di riscaldamento, in particolar modo le stufe elettriche, possono essere causa di una drastica diminuzione dell’ossigeno, oltre che consumare quantità eccessive di energia. Per assicurarsi che nella propria casa vi sia una buona qualità dell’aria è consigliabile circondarsi di piante, che trattengono l’anidride carbonica e liberano ossigeno, mentre le foglie trattengono fuliggine e pulviscolo. Anche il terriccio è molto utile per la salubrità dell’aria, poiché i microorganismi che contiene sono in grado di assorbire esalazioni nocive come l’ossido di carbonio e altri gas, con un effetto simile a quello di una spugna.

Materiali

I bioarchitetti perfezionarono via via le loro ricerche per quel che riguardava le tecniche di costruzione e la scelta dei materiali, rendendo gli edifici sempre più “vivi”. Risorse naturali come l’acqua, la luce, la vegetazione per arrivare fino alle caratteristiche sonore dell’ambiente attorno veniva utilizzate nel modo più sapiente per creare situazioni abitative definite “reattive”, ossia perfettamente in grado di adattarsi ai cambiamenti climatici e all’ambiente esterno.
Le costruzioni di nuova generazioni sono quelle in cui la sperimentazione sui materiali è più avanzata: questi infatti vengono selezionati in base al criterio del massimo rendimento, del minimo impatto ambientale e dei costi contenuti e sono la pietra, il legno, la calce e il gesso. I nuovi materiali hanno necessariamente portato a un nuovo studio dei costi e dei processi di produzione dei materiali, e delle eventuali emissioni nocive: questo ha portato alla progressiva sostituzione di elementi vecchi e nocivi per la salute come vernici, colle, smalti e pitture chimiche con altri prodotti di origine naturale come vernici create con pigmenti naturali e cera d’api, ossia i materiali che veniva utilizzati un tempo.

Dove costruire

I bioarchitetti e gli esperti di settore non solo scelgono attentamente tutti i materiali, ma prestano anche un’attenzione particolare alla conformazione geologica del terreno dove andrà edificato l’edificio, agli eventuali corsi d’acqua sotterranei che possono rivelarsi dannosi per la salute di chi ci abita sopra, ai cavi elettrici dell’alta tensione o a elementi radioattivi che potrebbero essere presenti nel terreno o nell’atmosfera circostante. Un buon architetto analizza tutto con la massima attenzione di modo che nulla sfugga al suo attento esame.
C’è una scuola di pensiero che sostiene che tutto il pianeta sia percorso da un reticolo elettromagnetico a cui hanno conferito il nome di “rete di Hartmann”: una rete invisibile che risulta particolarmente nociva per gli abitanti del pianeta nei punti dove le linee si incontrano, i cosiddetti nodi.
L’effetto negativo di questi nodi può venire ulteriormente amplificato dalla qualità non eccelsa dei materiali utilizzati per l’edificazione, dalla presenza di giacimenti minerari, crepacci o corsi d’acqua sotterranei. In ogni caso, non è ancora stata dimostrata l’effettiva nocività di questa rete sul nostro organismo quindi per il momento siamo ancora in una fase teorica. Chi avesse qualche dubbio può in ogni caso chiedere a un esperto una perizia effettuata con un geomagnetometro per rilevare insolite alterazioni nel campo magnetico.


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La nostra redazione ha selezionato i migliori tostapane sul mercato per potenza, pinze di cottura, sistema di estrazione dei toat. Leggi la recensione per conoscere le nostre opinioni su caratteristiche, prezzi e offerte dei migliori tostapane in commercio.

Come Scegliere un Tostapane

Quando si tratta di scegliere un tostapane, ci sono diversi fattori da prendere in considerazione per assicurarti di acquistare il prodotto giusto per le tue esigenze. Ecco alcuni elementi da valutare:

Numero di Slot: I tostapane più comuni sono disponibili con due o quattro slot. Se hai una famiglia numerosa o ti piace fare la colazione insieme a qualcun altro, un tostapane a quattro slot potrebbe essere la scelta migliore.

Larghezza e Lunghezza degli Slot: Se preferisci il pane di un tipo particolare, come il pane fatto in casa o i bagel, assicurati che lo slot del tostapane sia abbastanza largo e lungo per adattarsi a questi tipi di pane.

Regolazione della Tostatura: La maggior parte dei tostapane ha un controllo che ti permette di regolare il livello di tostatura, così puoi avere il tuo pane tostato esattamente come ti piace.

Funzioni Extra: Alcuni tostapane offrono funzioni extra come la tostatura su un solo lato, ideale per i bagel, la funzione di scongelamento per pane congelato, o la funzione “un po’ di più” per dare al pane un po’ di tostatura extra senza bruciarlo.

Facilità di Pulizia: Cerca un tostapane con un vassoio raccogli briciole estraibile per facilitare la pulizia.

Design e Materiale: Il tostapane dovrebbe essere in armonia con il resto della tua cucina. I modelli in acciaio inossidabile sono popolari per il loro aspetto pulito e moderno, ma sono disponibili anche in una varietà di altri colori e stili.

Sicurezza: Alcuni tostapane hanno funzioni di sicurezza come l’arresto automatico e l’estrazione del cavo per evitare incidenti.

Marca e Prezzo: Infine, tieni in considerazione il marchio e il prezzo. Mentre alcune marche sono note per la loro qualità e durata, ci possono essere anche tostapane di ottima qualità a un prezzo più basso.

Ricorda, leggi sempre le recensioni degli utenti per il modello che stai considerando per avere un’idea della sua affidabilità e prestazioni.

Recensioni Tostapane

De Longhi CTE 2303 BK
Nonostante si collochi nella fascia di prezzo più bassa, questo modello vanta semplicità e robustezza.
Ha una potenza di 550 W e consente di regolare digitalmente il grado di tostatura della fetta. Sono due i vani presenti e due, di conseguenza, le fette che si possono inserire.
A nostro parere, comoda la presenza del cassettino raccoglibriciole estraibile e di una griglia scalda briosche da inserire sopra la fessura principale, per poter variare la colazione e far fronte a ogni esigenza. La sua potenza è di 550 W.

Philips HD2589 Daily Collection
Il modello proposto da Philips rappresenta, secondo la nostra opinione una valida opzione per chi vuole contenere la spesa ma senza rinunciare a solidità e sicurezza.
Sono 7 le funzioni che consentono di regolare il grado di tostatura desiderato ma il ciclo di cottura si può interrompere in qualsiasi momento nel caso si cambi idea. Comoda la funzione che spegne automaticamente il tostapane nel caso in cui del pane rimanga incastrato all’interno.
Inoltre, le pareti esterne sono isolate e rimangono dunque sempre fredde, per evitare il rischio scottature per grandi e piccini. Con questo apparecchio è possibile tostare e scongelare, anche contemporaneamente, e, naturalmente, scaldare.
Dotato di cassettino raccoglibriciole estraibile, piedini antiscivolo e di due fessure comode, questo modello è in acciaio inox spazzolato, con la parte superiore in cromo ed ha una potenza di 650 W. Il suo cavo misura 0.9 m e si avvolge facilmente nel vano apposito.

Smeg TSF02SSEU
Questo tostapane è uno dei modelli di punta della Smeg e, in linea con lo stile di questa azienda, il suo design fa chiaramente l’occhiolino agli anni 50.
Il corpo è robusto, in acciaio cromato, mentre la base e il top sono in acciaio cromato opaco. E’ dotato di due scomparti capienti, per tostare quattro fette di pane alla volta.
Le fette vengono centrate ed espulse automaticamente a fine cottura. Il cassetto raccoglibriciole, in acciaio inox, è facilmente estraibile e lavabile. Questo modello ha un cavo lungo 1 m avvolgibile nel vano integrato.
Il peso dell’intero apparecchio è di 3,360 kg ed è dotato di piedini antiscivolo che lo rendono stabile e sicuro. Buone anche le funzioni disponibili: 6 livelli di doratura disponibili e 3 programmi impostabili sulla manopola retroilluminata per riscaldare, scongelare e preparare i bagel. Buona anche la potenza, di 1500 W, al livello dei tostapane professionali.
Dati il peso e la bellezza estetica, si tratta di sicuro di un modello da lasciare a vista in cucina e non da riporre dopo ogni uso.

Kenwood Tostiera elettrica TTM312
Questo modello è dotato di dieci funzioni per scegliere il grado di tostatura preferito e, grazie alle pinze in alluminio in dotazione, può tostare due fette di pane alla volta. Durante la cottura, permette di far risalire leggermente le fette, così da controllarne la doratura.
Inoltre, è possibile selezionare 2 temperature di cottura per scaldare pane ma anche prodotti più delicati e consente di impostare la tostatura su un solo lato della fetta. Anche questo modello ha il cassettino raccoglibriciole estraibile e cavo avvolgibile.
Secondo la nostra opinione il plus di questo elettrodomestico è la tecnologia Peek & View che consente il controllo della doratura senza interromperla. L’apertura dove vengono inserite le pinze è lunga e regolabile in larghezza fino a 6 cm. Questo consente di usare l’apparecchio non solo per il pane in cassetta ma anche per baguette, ciambelle, muffin e ciabatte.
Solido e compatto, questo modello pesa 2,45 kg, è completamente in alluminio spazzolato ed è dotato di manici isolanti. Ha una potenza di 1066 W.

Ariete T-Brunch metal
Anche questo modello si colloca nella fascia di prezzo bassa, ma è caratterizzato da un design elegante e contemporaneo.
E’ possibile regolare il termostato su sei livelli, così da decidere il grado di tostatura ma in ogni caso è la macchina stessa a espellere la fetta di pane una volta cotta, così da scongiurare il rischio di bruciature.
Oltre a tostare, inoltre, questo modello riscalda e scongela ed è quindi utile anche per rendere più fragrante il pane del giorno prima.
Facile da pulire, è dotato dell’immancabile cassetto raccoglibriciole estraibile e di cavo avvolgibile. Secondo la nostra opinione la potenza è buona, 800 W, e il peso è di circa 1,5 Kg.
Anche in questo caso non manca l’attenzione alla sicurezza: dotato di marchio di conformità CE, il prodotto ha pareti esterne isolate e dunque sempre fredde e piedini antiscivolo che lo rendono stabile.

Imetec Dolcevita TS1
500 W di potenza per questo modello dal design morbido e pulito.
Sono cinque i gradi di tostatura che si possono impostare attraverso un semplice timer dotato di autospegnimento.
Due, invece, le fessure in cui inserire le pratiche pinze. Secondo la nostra opinione uno dei plus di questo elettrodomestico è dato dal fatto che tutti gli accessori metallici (pinze e cassettino raccoglibriciole) si possono lavare facilmente in lavastoviglie.
Il cavo, lungo 0,9 m, si avvolge in modo molto semplice del vano interno rendendo semplice e pratico riporre l’apparecchio dopo l’uso. Il peso è di 1,8 kg e le dimensioni sono piuttosto compatte, per un uso quotidiano pratico e comodo: 31,4 x 26,6 x 22,4 cm.


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La nostra redazione ha selezionato i migliori aspirabriciole sul mercato per potenza, maneggevolezza, durata delle batterie. Per informazioni di carattere generale sugli aspirabriciole è possibile leggere questa guida di Francesco Penna su Aspirabriciole.com. Leggi la recensione per conoscere le nostre opinioni su caratteristiche, prezzi e offerte dei migliori elettrodomestici aspirabriciole in commercio.

Come Scegliere un Aspirabriciole

Scegliere un aspirabriciole adatto alle tue esigenze può rendere la pulizia della casa molto più facile e veloce. Ecco alcuni fattori da considerare quando scegli un aspirabriciole:

Potenza di Aspirazione: La potenza di aspirazione è uno dei fattori più importanti da considerare. Una maggiore potenza di aspirazione significa che l’aspirabriciole sarà in grado di raccogliere meglio sporco e detriti. Tuttavia, un dispositivo più potente potrebbe essere anche più rumoroso o costoso.

Tipo di Batteria: La maggior parte degli aspirabriciole sono alimentati a batteria. Le batterie al litio tendono ad avere una durata più lunga e mantengono la carica meglio nel tempo rispetto alle batterie NiMH. Controlla anche il tempo di ricarica della batteria e la durata della batteria.

Capacità del Contenitore: Un contenitore più grande significa che dovrai svuotare l’aspirabriciole meno frequentemente. Tuttavia, un contenitore più grande potrebbe rendere l’aspirabriciole più pesante e più difficile da maneggiare.

Accessori Inclusi: Alcuni aspirabriciole includono accessori come beccucci stretti per la pulizia di spazi ristretti, spazzole per la pulizia di superfici morbide come tappeti e tende, o estensioni lunghe per raggiungere aree alte. Considera quali accessori potrebbero essere utili per te.

Facilità di Pulizia: Verifica quanto sia facile svuotare e pulire il contenitore dell’aspirabriciole. Alcuni modelli hanno contenitori rimovibili che possono essere svuotati e puliti facilmente.

Design e Peso: Il design e il peso dell’aspirabriciole possono influenzare la facilità d’uso. Un aspirabriciole leggero e ben bilanciato sarà più confortevole da usare. Un design sottile può facilitare la pulizia in spazi ristretti.

Rumore: Alcuni aspirabriciole possono essere piuttosto rumorosi. Se il rumore è una preoccupazione per te, cerca un modello che sia noto per il suo funzionamento silenzioso.

Prezzo: Infine, considera il prezzo dell’aspirabriciole. I modelli più costosi tendono ad avere più funzioni e una maggiore potenza di aspirazione, ma ci sono anche molti modelli più economici che svolgono un buon lavoro per le pulizie di base.

Ricorda di leggere le recensioni dei clienti per i modelli che stai considerando. Queste recensioni possono darti una buona idea della performance e dell’affidabilità dell’aspirabriciole nel tempo.

Recensioni Aspirabriciole

Dyson DC43H
Dyson DC43H possiede le capacità di un vero aspirapolvere e con l’uso degli accessori aggiuntivi può trasformarsi in una scopa elettrica pratica e comoda. Assomiglia ad una pistola futuristica per sparare i laser, è dotata di un design estetico e costruttivo assolutamente innovativo, la modernità del DYSON DC43H è palpabile, si tratta di un aspirapolvere come pochi in giro potrebbero trovarsene.
Chiamarlo aspirabriciole è riduttivo poiché questo elettrodomestico ha una potenza di aspirazione che supera di gran lunga tutti gli altri prodotti in concorrenza. Il policarbonato, l’Abs e l’alluminio sono i materiali che lo compongono, tutti di altissima qualità e scelti nel piano di costruzione proprio per conferire a questo aspirapolvere una comoda e pratica leggerezza che stupisce con i suoi 1,5 chilogrammi di peso.
Dal punto di vista tecnico il DYSON DC43H è dotato di un sistema multiciclonico, chiamato anche Root Cyclone, che garantisce con continuità la potenza del flusso di aspirazione favorendo la separazione di aria e polvere in modo proficuo ed efficace. Il motore è potente, ha un consumo di 200 Watt e gira ad una velocità triplicata rispetto gli altri motori. Il sistema di alimentazione è a batteria (a ioni di litio), con una carica di 22,2 Volt che non riduce l’efficienza del motore e delle funzionalità per tutto l’utilizzo dell’apparecchio.
Naturalmente anche il caricabatterie è stato progettato per favorire un’immediata ricarica, con un lasso di tempo 3 volte inferiore a quello standard. Il sistema di aspirazione ha due velocità: standard e boost. Il primo con 20 minuti di autonomia, mentre il secondo con soli 8 minuti per via del totale impiego della potenza disponibile.
Dimenticate i sacchetti, questo aspirapolvere non ne ha bisogno giacché l’immagazzinamento della polvere è diretto ad un apposito contenitore. Un’altra grande novità è lo svuotamento del contenitore di polvere: semplicemente automatizzato da un pulsante che impedisce all’utente di venire a contatto con lo sporco. Il filtro del motore è stato progettato per un uso infinito, si estrae e si lava una sola volta al mese.
Costoso se si pensa ad altri modelli, ma pienamente consigliato grazie alle sue performance. Questo elettrodomestico potrebbe collocarsi senza alcun dubbio come uno dei migliori del mercato. Unico svantaggio è che l’accessorio da muro per la ricarica non è fornito con la confezione e deve essere acquistato a parte.

Aeg Junior 2.0
Chi è alla ricerca dell’essenziale trova nell’aspirabriciole Aeg Junior 2.0 il prodotto economico che cerca. Si tratta di un modello basic, non ha grandi funzioni e si limita solo a svolgere correttamente il suo lavoro.
Il modello in questione è piuttosto piccolo, è dotato di alloggiamento per 3 batterie ed ha un’autonomia di circa 9 minuti. Si presenta di un colore bianco delicato, molto elegante con un design ridotto all’essenziale, senza alcuno spreco d’idee in termini di sfumatura e di colore; anche il supporto a muro è dello stesso colore ed è ergonomicamente ultrapiatto che assolve la funzione di piattaforma per la ricarica. Dispone di un simpatico sistema di check-control della carica attuale per evitare di rimanere a terra. Il ricaricamento delle batterie avviene semplicemente riponendo l’aspirabriciole nella piattaforma a parete.
Le caratteristiche costruttive non sono da considerarsi eccellenti, un normale telaio di plastica, fin troppo sottile funge da involucro. A parte questo sembra un prodotto solido e resistente a cadute da altezze relativamente basse. Per essere un piccolo prodotto, ancor più se trattasi di un aspirabriciole portatile, fa troppo rumore, dettaglio superabile ad ogni modo dal basso costo dell’elettrodomestico e soprattutto da un uso ridotto.
Spesso si tende a credere che i piccoli o poco costosi prodotti offrano garanzie di funzionalità inferiori allo standard, ma questa non è una regola. Anche in questo caso il prodotto sembra superare la prova in modo decoroso qualora si tratti di aspirare peli, briciole, pulviscolo, zucchero, sale, farina e sporcizia in polveri sottili su superfici quali legno o marmo.
Diverso è il discorso se si tenta di utilizzarlo nelle imbottiture delle automobili, sui pianali o perfino sui divani di casa. E’ possibile collocare questo aspirabriciole tra i prodotti di basso profilo, utili in gran parte a ripulire le superfici da pasto come il tavolo o il ripostiglio a cassetto per il pane ed i prodotti farinacei. Le briciole di pane sono tuttavia aspirate in breve, quindi la prova sul dettaglio grossolano è sempre abbondantemente superata.
Il modello Aeg Junior 2.0 è senza dubbio un prodotto consigliato per chi sta in cucina, decisamente utilizzabile in ambito domestico e senza pretese particolari. Il prezzo è economico e questo, da solo, giustifica l’aspetto minimale e limitato all’essenziale. Da non prendere in considerazione qualora si voglia estendere il suo uso all’automobile, ai divani ed alle imbottiture in genere, compresi i tappeti a terra e quelli a muro. L’acquisto non è consigliato a chi cerca un prodotto potente e multifunzionale.

Black and Decker dustbuster flexi litio pd1020l-qw
Black and Decker dustbuster flexi litio pd1020l-qw è piuttosto interessante per la sua portabilità, il funzionamento a batteria, gli accessori di cui è fornito è il buon rapporto qualità prezzo. Con una comoda impugnatura progettata per essere essenziale ed ergonomica ed il suo aspetto circolare che lo rende flessibile e versatile in ogni impiego, il Black and Decker PD1020LQW Dustbuster Flexi Litio fa la sua bella figura subito per l’estetica. L’aspetto più interessante che si può constatare è la forma flessibile del tubo in grado di essere avvolto, esteso o accorciato alla conseguente riduzione dell’ingombro per l’uso che se ne deve fare.
Grazie a questa peculiarità questo elettrodomestico riesce a raggiungere gli angoli più angusti solitamente non raggiungibili dal comune aspirapolvere. Il materiale in plastica con cui il tubo flessibile è costruito è sostanzialmente leggero, si sarebbe potuto prevedere un maggior grado di robustezza visto la qualità del prodotto nel suo complesso. La coppia, nei colori grigio argento e rosso metallizzato, lo rendono di aspetto elegante, moderno e gradevole.
Un’interessante caratteristica che è opportuno portare alla luce è la presenza di una bocchetta in grado di offrire due possibilità: la prima, assicurare la pulizia di mobili grazie alla morbida spazzola integrata e la seconda disporre di una lancia utile per l’aspirazione di sporcizia, briciole, pulviscolo e polveri sottili. La compattezza non dovrebbe trarre in inganno, si tratta di un aspirapolvere potente da 20 AW con un flusso d’aria pari a 996 litri il minuto. Il contenitore per la polvere non è capiente limitandosi a contenere 560 ml di materiale, che per i piccoli lavori in casa potrebbe essere significativo.
Grazie alla tecnologia ciclonica questo aspirapolvere provvede a separare lo sporco e l’aria aspirata facendo uso di un sistema di multifiltraggio progettato per garantire proprio questa funzionalità. La dotazione di batteria al litio è senza dubbio un’altra chicca; questa si rivela utile quando si usa l’aspirapolvere in ambienti esterni dove l’ingombro del filo rappresenta un impiccio. La fabbricazione smart di questo singolare aspirapolvere trova la sua massima espressione nell’uso di una modalità ecologica per il risparmio energetico ed il controllo di stato della batteria (un led indica quando la batteria sta per esaurirsi).
Se da una parte è maneggevole, leggero, funzionale e idoneo a diversi ambienti, questo prodotto resta sempre legato ad usi non particolarmente intensivi, tanto per la potenza di aspirazione e altrettanto per la ridotta capacità del contenitore destinato alla raccolta della polvere. Tuttavia se l’uso dell’elettrodomestico è limitato alle funzioni domestiche e all’aspirazione di materiale all’interno della propria auto, tenuto conto del rapporto qualità/prezzo, l’acquisto è vivamente consigliato.

Rowenta AC4769 Extenso Cyclonic 7.2V
Rowenta AC4769 Extenso Cyclonic 7.2V presenta caratteristiche quali: design moderno, sistema ciclonico, ergonomia e praticità d’uso. Chi non ha grandi pretese trova comodo questo prodotto, ideale soprattutto per la casa.
Il suo design è pregevole con colori vicini all’idea di prodotto innovativo. Il supporto della tecnologia ciclonica, ormai entrata a sostituire i vecchi modelli con il sacchetto, lo rende versatile e pratico, ogni sporcizia aspirata dopo essere stata separata dall’aria finisce in un apposito contenitore che viene svuotato con facilità. Grazie alla forma dell’apparecchio e alla pratica impugnatura, questo aspirabriciole può essere impiegato in modo agevole poiché le operazioni di pulizia risultano facilitate.
Il peso, con i suoi 2 Kg, non è un ostacolo alla praticità. I filtri di cui è dotato sono estraibili e lavabili con acqua semplice, garantendo cosi all’aspirabriciole una durata infinita. Tasselli di fissaggio e supporto a muro, che hanno la funzione anche di caricabatteria, sono già contenuti nella confezione.
Una piccola innovazione montata su questo prodotto ne giustifica il valore, si tratta di una bocchetta telescopica estraibile dal beccuccio anteriore che potrà essere utilizzata all’occorrenza per la pulizia da fare negli spazi angusti e difficilmente raggiungibili. Autonomia delle batterie (circa 15 minuti) e tempi di ricarica molto veloci contribuiscono a migliorare le performance di questo prodotto.
Il giudizio globale relativo a questo aspirabriciole è tutto sommato buono, il rapporto qualità/prezzo è soddisfacente se si considera che stiamo comunque parlando di un prodotto Rowenta. L’acquisto è consigliato qualora le vostre esigenze non richiedano utilizzi particolari, ma siano limitate all’ambiente domestico e all’automobile.

Philips fc6148/01
Philips fc6148/01 è da prendere in considerazione qualora si cercasse un elettrodomestico pratico, leggero e potente. E’ il migliore in assoluto in termini di qualità dei materiali, che come vedremo, lo rendono davvero differente dagli altri modelli in commercio.
L’aspiratutto della Philips è un cordless, funzionante a batterie al litio dell’incredibile peso di appena 800 g. Il moderno design si presenta con una forma bombata dal manico ergonomico ad impugnatura Soft Touch, dunque, di facile maneggevolezza e praticità che si può riscontrare durante le normali operazioni di pulizia. Il dispositivo, dotato di un vano batterie, ospita pile agli ioni di litio con un voltaggio pari a 10,8 volt; ciò significa maggior durata ed affidabilità delle prestazioni lungo il tempo. Una ricarica, infatti, assicura circa 9 minuti continui di potenza aspiratrice.
Ricordiamo che l’elettrodomestico si carica in meno di 8 ore collocando il dispositivo nell’apposita stazione di ricarica, che funge contemporaneamente anche da vano di appoggio nel tempo in cui non si utilizza l’elettrodomestico. Ancora, il FC6148/01 ha un sistema automatico di stacco corrente che si aziona nel momento in cui il sensore avverte l’avvenuta ricarica.
Il piccolo aspirapolvere è dotato di un led che lampeggia a intermittenza quando questo è sotto carica; nel momento in cui la carica è completata, la luce rossa diventa fissa. Per quanto riguarda i filtri, la Philips ha messo a punto la creazione di un sistema di filtraggio con azione ciclonica a due livelli che esclude l’ausilio del sacchetto raccoglitore (bagless). L’aspirabriciole è in grado di prelevare pelucchi, polvere, capelli, peli di animali e residui di cibo fino ad un massimo di 0,5 l.
In adozione al nuovo aspirabriciole cordless della Philips, troviamo, inoltre, due accessori indispensabili per l’igiene della casa: una bocchetta specifica per angoli e punti difficili e una comoda bocchetta a spazzola idonea per la pulizia di tendaggi, divani, piumoni e poltrone. Ogni dettaglio è studiato proprio per ottimizzare la potenza d’aspirazione.
Ogni tanto è consigliabile, per aumentare la vita tecnica dell’ingranaggio, aprire il vano del motorino aspiratutto, smontare e prelevare i due filtri effettuando una regolare pulizia. La presenza di doppi filtri assicurano, poi, la cattura di microparticelle sulle superfici per un’igiene più profonda, un altro punto a favore di questo utile elettrodomestico. Tra le altre caratteristiche, l’aspirabriciole Philips ha una potenza di aspirazione massima di ben 22 W e non è eccessivamente rumoroso, con un rumore paragonabile a 81 dB; niente male trattandosi di un piccolo aspiratore portatile.
Pur non trattandosi di un elettrodomestico particolarmente economico, l’aspirabriciole FC6148/01 resta comunque tra i migliori in commercio per le sue caratteristiche funzionali. La potenza aspiratrice è soddisfacente ed idonea a garantire una buona pulizia.
La combinazione di design e ergonomicità sembra essere la carta vincente di questo prodotto, così come la scelta delle batterie agli ioni di litio rispetto alle tradizionali pile al nichel cadmio di altri aspiratutto. Le batterie al litio, infatti, hanno una vita tecnica più lunga e offrono più ore di autonomia.

Hoover CLIK SC96DWR
Hoover CLIK SC96DWR dispone di una suite di accessori presenti direttamente sul manico e quindi immediatamente fruibili. L’elettrodomestico si colloca in una fascia di prezzo intermedia, facilmente accessibile all’economia delle famiglie e con un prezzo tutto sommato equo se il paragone viene fatto nei termini della qualità e delle prestazioni.
Il design si presenta lineare di un bianco che sa di pulito e di un rosso che dà la sensazione di un prodotto elegante. Anche gli accessori, di colore bianco, fanno la loro bella figura cosi come sono collocati. L’alimentazione è assicurata da 8 pile (ricaricabili) per un voltaggio di v 9,6 che producono una buona forza aspirante ed un’autonomia di circa 20 minuti.
Tra le prime innovazioni subito visibili vi è il sistema di svuotamento del contenitore per la polvere, che ha una capacità di 0,3 litri, che l’utente non ha alcuna necessità di toccarlo con le mani per aprirlo. Il filtro interno, come per molti altri prodotti di fascia medio alta, è utilizzabile all’infinito: si estrae, si lava con acqua corrente, si asciuga e si ripone nella sede. Tuttavia una funzione suppletiva di cleaning automatico può essere attivata da un apposito pulsante e permette la pulizia del filtro grazie ad un sistema di rotazione dello stesso verso una spazzola.
Il caricabatterie è fornito con il prodotto e ha la funzione di base di custodia quando l’aspirabriciole non è utilizzato. I due accessori in dotazione sono: la bocchetta per le fessure e la spazzola per le tappezzerie; entrambi presenti direttamente in appositi vani ricavati sull’aspirapolvere.
Dall’impugnatura all’uso pratico tutto fila liscio; maneggevolezza, ergonomia e flessibilità sono riscontrabili praticamente ad ogni uso. Gli accessori intercambiabili e pratici contribuiscono a conferire grande praticità all’apparecchio. La durata delle batterie garantisce sicuramente un largo tempo di impiego, superiore a tutti gli altri aspirabriciole di questa fascia. Un po’ di rumore e il costo un po’ alto tuttavia non possono essere sufficienti a sconsigliarne l’acquisto.


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Avevo promesso che avrei fatto il punto della situazione con tutto quello che ho scoperto in quest’ultimo periodo.

Cominciamo con quello che mi ha raccontato la Bilancia Impedenziometrica.
Finalmente dopo tanto chiedere ed informarmi ho trovato un centro che l’ha e sono riuscita a pesarmi.

Al volo ho scoperto due cose: una brutta ed una gratificante
Comincio dalla sorpresa brutta
La mia bilancia casalinga segna 1 kg abbondante in meno di quello che è il mio peso reale. Si, si, lo so! Non cambia assolutamente niente. Ma per un momento un po’ male ci sono restata!

Poi, però la curiosità ha preso il sopravvento e mi sono soffermata sul significato delle cifre.

Allora: mi sono pesata la prima volta sabato passato.
Ecco i numeri
Peso 71,9 Kg (sulla mia bilancia casalinga facevo 70,6 … azz ….)
Massa grassa: 34,6 %
Acqua 46 %

Come vanno interpretati?
Se valutassi il mio peso solo con IMC (Indice di Massa Corporea) scoprirei che sono attualmente classificabile come “appena appena sovrappeso”, ho infatti un IMC di 25,5
Per chi voglia controllare, sappia che sono alta 168 cm.
Bhè: potrei accontentarmi … ed infatti sono già soddisfatta come se l’obiettivo fosse ormai raggiunto. Quello a cui tendo ora sono solo ritocchi mirati soprattutto ad una sempre più salda sensazione di benessere mentale e fisico.
Ma continuiamo per puro “spirito scientifico”.
L’Indice di Massa Corporea è solo un numero statistico che è un punto di riferimento “comodo” per dire con certezza se una persona pesa troppo o al contrario pesa troppo poco. Non è sufficiente a raccontarti se sei “veramente in forma”.
Sia chiaro e lo ripeto, noi, che abbiamo oscillato su e giù per una vita, dobbiamo avere un metro più blando nel giudicarci. Questo è puro esercizio teorico e scientifico per tirare fuori quello che di buono questi strumenti ci possono regalare.
L’unico strumento che al momento ci può dare un’idea attendibile sul nostro “peso forma” è la bilancia impedenziometrica, dispositivo relativamente al quale è possibile leggere questa guida di Roberto Pebi su Bilanciapesapersone.net.
L’ideale fisiologico (ma non logico e realistico … non sempre) sarebbe avere un peso con IMC sul 20 circa, con una massa grassa del 20% circa e una percentuale di acqua corporea del 50-60 % circa.
La prima cosa che balza agli occhi è che la mia percentuale di acqua è un po’ troppo bassa. Mi ero accorta che “mi sfogliavo” un po’ troppo, ma non gli ho dato molto peso.
Leggere con i miei occhi i numeri, mi ha aiutato a ricordarmi che devo bere.

Ma togliamoci la curiosità. Quanto sono sovrappeso? Non certo di 1 chiletto, come potrebbe farmi illudere l’indice di Massa Corporea se usassi solo questo come parametro per la valutazione.
La bilancia impedenziometrica mi dice che la mia massa grassa è il 34,6%.
Ovvero, in assoluto, la massa grassa è di 24,9 kg.
Da cui si deduce che la mia massa magra corrisponde a 71,9 – 24,9 = 47 Kg
Se volessi dimagrire ancora un poco e diciamo avere una massa grassa che non superi il 25% del peso, quanti chili dovrei perdere?
Vi risparmio i calcoli e vado alle conclusioni.
Se volessi mantenere 47 Kg di massa magra ed avere una massa grassa che sia del 25% dovrei dimagrire altri 9 Kg circa ed arrivare a 63 Kg.
63 Kg è stato in effetti il peso che ho mantenuto per una decina di anni quando avevo i figli piccoli (perchè mi muovevo moltissimo, ero sempre attiva e soprattutto, curando la loro alimentazione, curavo automaticamente anche la mia).

Forse però oggi questo è improponibile e diciamo che realisticamente lo terrò presente, senza lasciarmi tentare da una “perfezione” che non mi interessa più e che al contrario mi ha regalato abbandono, tristezza e perdita dell’autostima.

Questa mattina, nuovo controllo sulla bilancia impedenziometrica, a distanza di sei giorni.
Peso 71,5 Kg
Massa grassa 32,6 %
Acqua 47,6 %
I giorni sono troppo pochi per valutare con certezza le variazioni, ma l’impegno a reidratarmi si vede già.
Di fatto mi sento molto meglio e perdo meno “forforina” quando mi spoglio. (la notavo soprattutto quando toglievo calze nere e body nero).

Conclusioni
La curiosità è divertente e va soddisfatta.
Sapere è sempre utile.
Non sottovalutare mai i piccoli segnali, neppure la “forforina” che si deposita su un paio di calze nere :-)))

Il prossimo controllo non prima di 15 giorni, con l’unico proposito di essermi completamente reidratata.


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Parlando in termini astratti, i cibi prodotti con l’agricoltura biologica sono i meno inquinanti, proprio per la caratteristica di genuinità e freschezza che è elemento essenziale di questo modo di produzione. L’agricoltura bio non usa fertilizzanti chimici, rispetta le naturali fasi di rigenerazione del terreno, ma soprattutto si attiene alle colture che possono essere coltivate spontaneamente nel terreno, a prescindere da domanda del mercato o dalla necessità di sostenere spese di produzione il meno care possibile.

Sempre in termini generali, possiamo ricavare dalle precisazioni che abbiamo svolto, che inquina molto di più, in proporzione, produrre un alimento di origine animale che non vegetale. Questo perché le fasi di passaggio di produzione sono maggiori, e poi perché vengono in considerazione anche le emissioni di cicli produttivi in parte diversi, come la produzione di alimenti per il sostentamento degli animali o trattamento dei liquami di scarto. È da notare come, paradossalmente, gli allevamenti che consumano di più siano quelli bovini: non è un caso, nemmeno ambientale, se pensiamo che il consumo di carne rossa, in una dieta equilibrata, dovrebbe essere minore rispetto ad altri cibi. Infatti, è sempre più insistente la voce dei nutrizionisti che incitano a ridurre l’assunzione di proteine di origine animale a favore di legumi e frutta, e a sostegno di questo consiglio, ora possiamo anche aggiungere quello che, così facendo, rendiamo un favore anche al clima e all’ambiente.

Potremmo inoltre, quando decidiamo di consumare carne rossa, scegliere di comprare da allevamenti che lasciano gli animali liberi di pascolare: infatti in questo modo, gli animali mangerebbero ciò che trovano e non foraggi e mangimi appositamente preparati, e quindi si eliminerebbe anche la quantità di gas serra che riguardano la produzione degli alimenti per le bestie da allevamento. Una crescente attenzione a questo problema si registra con l’aumento, anche se sempre molto limitato, degli allevamenti che tengono conto di questi particolari aspetti e facendo del biologico una prerogativa e una valore aggiunto della propria produzione. Se siamo ancora dubbiosi sulle scelte da fare in tema di acquisti, ecco qualche piccola dritta: anche se la qualità di un prodotto estero viene tanto decantata ( come ad esempio quella della carne argentina), è sempre meglio preferire carne di allevamenti relativamente vicini, che danno maggior sicurezza anche in termini di rispetto delle normative sanitarie imposte dall’UE.

Senza contare che gli allevamenti di Paesi dell’America Latina, proprio perché possono considerarsi come una delle principali fonti di esportazione, vengono messi in piedi senza riguardo per la vegetazione, andando ad incidere ancora negativamente sulla produzione di gas serra. Per quel che riguarda cereali e riso, anche in questo ambito valgono alcune regole generali da tenere in considerazione al momento dell’acquisto. Certamente infatti, i carboidrati di cui sono portatori questi alimenti non consentono di eliminarli o ridurli nella nostra dieta, a meno di voler osservare dei particolari regimi nutrizionali. Perciò, poiché compriamo grandi quantità di questi prodotti, possiamo cercare di preferire alimenti che vengono imballati, coltivati o comunque prodotti in zone vicine, così da ridurre l’inquinamento legato alla fase di trasporto. Senza dimenticare ancora che, per quanto la qualità di un certo prodotto proveniente da una specifica zona geografica venga tanto decantato, per il consumo giornaliero possiamo anche evitare di guardare queste raffinatezze.

Anche per il pesce potremmo fare lo stesso discorso: prevale nella scelta la vicinanza del pescato, sia che esso sia in mare aperto, sia che esso provenga da allevamenti: infatti nell’uno e nell’altro caso le emissioni sono le stesse, ciò che cambia è invece quasi sempre la CO2 emessa per il trasporto. Ciò non vuol dire sempre e comunque scegliere prodotti italiani, anche perché in alcuni casi non sono disponibili. Ma, ad esempio, per comprare del salmone quello norvegese o scozzese è senza dubbio da preferire rispetto ad un salmone pescato nell’Atlantico dell’America Settentrionale.

Abbiamo anche sottolineato l’importanza dei legumi quali validi sostituti delle proteine di origine animale. Potendo, in questo caso, sarebbe meglio consumare dei prodotti secchi, che come abbiamo visto richiedono meno emissioni per la fase dell’imballaggio. Vi è però da dire che, mentre i legumi secchi richiedono più lavoro in cucina per la preparazione, quelli freschi dal punto di vista della velocità di preparazione sono certamente più comodi. Tuttavia, se dobbiamo essere scrupolosi, non possiamo sottovalutare il fatto che i prodotti essiccati sono migliori di quelli inscatolati, perché mantengono intatte le loro proprietà e soprattutto non devono essere ulteriormente trattati, ad esempio aggiungendo sale, per la loro conservazione.

Infine, anche per frutta e verdura, e forse soprattutto per questi alimenti, dobbiamo stare attenti a scegliere i prodotti che consumiamo in modo razionale. Infatti, frutta e verdura sono alimenti che, per antonomasia, vanno consumati freschi. Potremmo dire di consumare un prodotto fresco se comprassimo banane della nuova Guinea o pomodori dall’Olanda? Certo, a volte le grandi distribuzioni ci lasciano poco spazio per decidere: sul bancone c’è quel tipo di ortaggio, proveniente da quel dato Paese, e la scelta deve ricadere per forza su quello. Ma allora, perché non preferire i piccoli mercati rionali almeno per questi alimenti? O quantomeno, evitiamo di farci prendere la mano dall’acquistare frutta e verdura fuori stagione solo per voler a tutti i costi assaggiare delle primizie, che poi primizie non sono. Ne guadagneremmo in salute, denaro e, soprattutto, in riduzione dei gas serra.

Valutiamo quindi attentamente tutte queste considerazioni prima di acquistare un prodotto, non dimenticandoci che spesso ciò che facciamo per la nostra salute ha ricadute positive per la salute di tutti, poiché ci porta a preferire soluzioni con un minor impatto ambientale. Inoltre, non dobbiamo dimenticare il segnale forte che un consumo razionale comporta: le scelte del consumatore il più delle volte sono quelle che influenzano la decisione di opportunità o meno di importare o esportare. Se tutti noi rifiutassimo di comprare le fragole fuori stagione, probabilmente ridurremmo anche la richiesta su scala nazionale di importazione di questo prodotto. La limitazione dei gas serra è una macchina che po’ e deve essere attivata da noi: con un piccolo sforzo possiamo davvero fare più di quanto non crediamo. Senza, tra l’altro, perderci nulla.


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