Un pensiero gratificante ci sarà senz’altro venuto alla mente, mentre d’estate gustiamo un gelato o un sorbetto per attenuare la calura.

ci sarà capitato di pensare quanto siano fortunati gli uomini di oggi rispetto agli antenati: bibite fresche, gelati, sorbetti e cassate forse un tempo non erano proprio così diffuse. Ma come facevano i nostri predecessori, durante l’estate, senza un frigorifero? Il problema della conservazione del cibo mediante il freddo ha impegnato l’intelligenza umana fin dalla preistoria: freddo, fumo, sale ed essiccazione furono da sempre i sistemi più diffusi per la conservazione degli alimenti. Modi per conservare la neve pressata, in ambienti chiusi e freschi ci arrivano dalla lettura degli scrittori classici e recentemente anche da studi archeologici sulla funzione di speciali ambienti interrati, costruiti a botte. Presenti un po’ dovunque, queste speciali strutture architettoniche hanno attraversato i secoli dal periodo romano fino all’invenzione delle macchine per fabbricare il ghiaccio. Una grande costruzione seminterrata, dal soffitto a volta, serviva a questo scopo nella villa dell’imperatore Adriano a Tivoli; la neve veniva raccolta durante l’inverno nelle montagne circostanti, pressata e intervallata a strati di paglia e foglie e convogliata nelle “neviere”. La raccolta e lo stivaggio erano eseguiti con qualche precauzione igienica, giacché i Romani la neve d’estate la consumavano disciolta, nonostante tuonassero gli igienisti richiamando all’attenzione dei consumatori i consigli del saggio Aristotele, che dovette intuire la presenza di microrganismi nella neve non troppo pulita.

Il vero e proprio sorbetto – che è il vero antenato del nostro gelato – arriva in Italia con la dominazione musulmana della Sicilia; sharāb lo chiamavano, cioè bevanda fresca, e dovette deliziare le assolate estati degli emiri nel palazzo della Kalsa. Anche i ricchi palazzi del regno musulmano prima e di quello normanno poi disponevano di capienti “neviere”, dove la neve vi veniva stivata proveniente dall’Etna o dai Monti Iblei. La presenza di questi grandi serbatoi per la neve pressata è presente nelle concentrazioni urbane di mezza Europa. In Italia i grandi palazzi signorili e i conventi venivano dotati di questi depositi che potevano trovarsi nei sotterranei o, se esterni alla costruzione, venivano ricoperti di terra sulla quale si facevano crescere alberi dalla chioma abbondante per mantenere sempre fresco il terreno sottostante.

Le famiglie più abbienti facevano grande uso di neve per confezionare bevande e sorbetti: i conventi napoletani, presso i quali, oltre ai già celebri dolci, era possibile approvvigionarsi, avevano raggiunto una rara perizia nella confezione di sorbetti, modellati e dipinti a fingere veri frutti che a malapena si distinguevano da quelli autentici. Nel sec. XVI, a sentire Alessandro Dumas, in Francia il gelato era sconosciuto, tanto è vero che quando Francesco I si reca a Nizza per quella che oggi chiameremmo una conferenza, con il papa Paolo III e l’imperatore Carlo Quinto, il suo medico personale gli riferisce stupefatto della strana usanza degli italiani di raffreddare il vino con la neve fatta arrivare appositamente dalle vicine Alpi. Solo verso il 1660 i parigini potranno gustare il sorbetto presso il Café Procope, aperto, inutile dirlo, proprio da un italiano in rue de l’Ancienne Comédie. Il salto di qualità nella confezione dei sorbetti sembra si debba ad un certo Bernardo Buontalenti, vissuto a Firenze nel XVI secolo, che, antesignano sostenitore del nostro moderno HACCP, dovette porsi il problema di come raffreddare il sorbetto senza utilizzare la neve e tutti i suoi microbi. Ecco dunque la brillante intuizione del nostro Bernardo che mescola il sale al ghiaccio in modo da ottenere temperature sufficientemente basse per poter mantecare un sorbetto; e di lì all’uso di miscelare l’acqua con il salnitro il passo è breve.

Il freddo, con il tempo, si fa industria e la richiesta sempre più pressante di questo dolce refrigerio dell’estate trova un grande aiuto nello sviluppo della tecnologia. Ed ecco col sec. XIX apparire le prime macchine da ghiaccio, sia per uso familiare, sia a disposizione dell’industria: stabilimenti per la fabbrica di blocchi di ghiaccio sorgono un po’ dovunque; a Roma sarà la Peroni a distribuirli in giro per la città a bordo di carretti tirati da grossi cavalli bianchi, che ancora le nostre nonne ricordano sorridendo. Una grossa mano alla produzione del gelato industriale è venuta dall’America, in particolare da Baltimora, dove verso la fine dell’Ottocento, un certo Fussell ebbe la geniale idea di congelare le eccedenze di latte per preparare il suo ice cream e quasi per caso è arrivata la successiva invenzione del cono, quando nel 1902 alla Fiera Mondiale di St Louis, un gelataio che aveva finito i piattini a disposizione per servire il gelato, si fece dare delle cialde da un pasticcere vicino. L’idea di trasformare le cialde in un cono fu quasi istantanea. Il gelato era ormai diventato un must per piccoli e grandi americani. E che dire dell’articolo comparso, durante la seconda guerra mondiale, precisamente il 13 marzo 1943 sul New York Times? Vi si leggeva di aviatori burloni che fissavano dei grossi contenitori pieni di gelato alla torretta del mitragliere posteriore sulle loro fortezze volanti: portato ad alta quota dopo una magari difficile missione in territorio nemico, il gelato tornava a casa (se e quando vi tornava) ben raffreddato e perfettamente amalgamato. Questo benedetto “progresso”, che ha portato la polluzione nelle acque, il buco nell’ozono e ha reso spesso irrespirabile l’aria di città, qualche beneficio in cambio ce lo ha pur dato! Dovremmo pensarci un po’ più spesso e con un minimo di riconoscenza quando, accaldati e assetati, ci lasciamo deliziare da un coloratissimo cono gelato.


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Le proprietà salutari e organolettiche del miele sono note da migliaia di anni. Fin dai tempi antichi era l’unico dolcificante che l’uomo usava, ed inoltre veniva considerato anche come farmaco, per curare e prevenire piccoli disturbi, e anche in cosmetica con risultati più che soddisfacenti. Nella mitologia greca e romana veniva considerato il “cibo degli dei”.

Come nasce il miele
Il miele viene prodotto dalle api, che usano il nettare dei fiori o per alcuni tipologie di miele anche secrezioni delle piante (es. miele di quercia). In poche parole, il nettare, una volta raccolto, viene disidratato dalle api che, in un secondo momento, aggiungono degli enzimi allo stesso e, solo successivamente viene lo depongono nei favi.
Dopo che il miele viene depositato, l’apicoltore, estrae le celle dei favi mediante un processo di centrifugazione con un attrezzo chiamato smelatore, e lascia il miele decantare in vasi di vetro. Il prodotto è sin da subito pronto all’uso. Le proprietà del miele variano in base al tipo di fiore, di pianta e del clima territoriale. Per conservare le sue caratteristiche, il miele deve essere estratto a freddo, cioè senza alcun intervento termico, infatti il miele sottoposto ad una temperatura di circa 45 gradi inizia a perdere le sue proprietà e a degradarsi.

I benefici del miele
I benefici del miele, che contiene antiossidanti, sono molteplici, adatti sopratutto per il periodo invernale ed autunnale. Le proprietà del miele aiutano a:
Assimilare il calcio e il magnesio per le ossa
Decongestionare
Il miele ha un alto contenuto di vitamine ed amminoacidi, che lo rende particolarmente adatto per la cura di raffreddore e tosse che ci attanagliano nei periodi invernali. In questi casi, ad esempio, per combatterli è consigliabile bere del latte caldo con un paio di cucchiaini di miele. Grazie alle proprietà antinfiammatorie e decongestionanti il miele attenuerà il bruciore alla gola e migliorerà la respirazione. Inoltre ha un’efficace azione sul metabolismo, sullo stomaco e sull’apparato respiratorio. È consigliato anche per l’alimentazione dei bambini dato che aiuta nello sviluppo dell’apparato muscolare e della crescita, e inoltre grazie alla sua digeribilità viene usato anche nell’alimentazione di persone anziane e debilitate.
Grazie all’alto contenuto di antiossidanti naturali, il miele aiuta, sia nella prevenzione che nei processi d’invecchiamento.
Oltre ai tanti rimedi naturali per la cute e per la pelle, Il miele risulta essere molto utile mescolando del miele con dell’olio di oliva. Questa miscela ottenuta si potrà sfruttare per la sua proprietà emolliente e idratare al meglio la cute.

La cristallizzazione e la conservazione del miele
L’aspetto del miele non per forza deve essere liquido/fluido, ma si possono trovare delle tipologie che hanno una consistenza più solida. La consistenza dipende dal tipo di miele, cioè dal tipo di fiore con cui è stato creato e dal clima. La cristallizzazione, non è altro che un processo naturale, che dipende dalla composizione e dalla temperatura del miele e può esprimere la sua genuinità. Ogni miele, ha una tendenza a cristallizzare differente che varia in base ad una maggiore o minore presenza di acqua e glucosio e dalla percentuale di zuccheri presenti nel prodotto. La cristallizzazione avviene naturalmente, per far ritornare il miele ad uno stato liquido, è sufficiente riscaldare il vasetto a bagnomaria stando attenti a non superare i 45 gradi. Un altro processo naturale che potrebbe dare fastidio al consumatore è la comparsa di un strato bianco in superficie. Quest’ultime non sono altro che particelle di ossigeno che si formano durante la centrifuga per estrarre il miele.
Si ricorda infine che la temperatura ideale per la conservazione del miele si aggira intorno ai 14 gradi ed al riparo dall’aria, l’umidità e la luce.


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Se sussistono sempre dubbi su chi sia nato prima, se l’uovo o la gallina, altrettante incertezze sussistono su chi sia nato prima, se la zuppa o il cucchiaio. All’epoca in cui quella nostra antenata che viveva ancora nelle caverne e che per prima mise a cuocere i semi raccolti nell’acqua per ammorbidirli, preparando in questo modo la prima zuppa, dovette aver avuto qualcuno che si era ingegnato ad inventare una sorta di tegame.

Ma contestualmente dovette sorgere il problema di come consumare questa zuppa. Fonti storiche ed iconografiche, se ci assistono sui contenitori, non lo fanno per quanto riguarda il cucchiaio. Quel che comunque a noi importa è che lo troviamo già in forma evoluta ai tempi della Roma repubblicana. Piccoli, dal formato molto rustico, ma che assomigliano già ai nostri cucchiai moderni. Poi certamente, con l’evolversi della civiltà, anche i loro cucchiai si fecero più eleganti e si specializzarono nell’uso: di peltro, d’argento o d’oro, ce ne erano persino di quelli dal manico che terminava a punta e da una piccola paletta concava: con la punta si scalzava l’ostrica o il mollusco dalla sua valva e con il cucchiaino lo si prendeva per portarlo alla bocca. Dal Medioevo in poi il formato andò specializzandosi ed impreziosendosi, soprattutto nel manico: relativi a quel periodo, ad esempio, si sono trovati cucchiai che avevano immanicatura a forma di Santi e di Madonne. In tempi bui, quando non era facile per molti mettere insieme il pranzo con la cena, era bene che, anche chi poteva, nel mettere in bocca una cucchiaiata di minestra, si ricordasse di ringraziare il Padreterno. Poi con il Rinascimento, la religione scomparve dai manici dei cucchiai e passò nelle mani degli orafi e degli argentieri e a partire dal Barocco fu tutto un inondare la posateria di pietre dure e preziose, smalti e nielli, fino ad arrivare ai nostri semplici e pratici cucchiai odierni in acciaio. Oggi, soprattutto, si sono specializzate le funzioni e così, già nel servizio d’argento della nonna, compaiono i cucchiai da minestra, quelli da dessert, i cucchiaini per il dolce, quelli leggermente più grandi per il the, quelli più piccoli per il caffè e quelli con la palettina adatta a raccogliere il gelato. Poi ci sono i cucchiaioni da servizio: quello più grande serve per il risotto, leggermente più piccolo e di forma diversa è riservato a differenti usi per servire le portate e non possiamo sapere se prima o poi qualche fantasioso produttore si inventerà un altro tipo di cucchiaio. Sull’uso dei cucchiai è presto detto: quelli da tavola, si sistemano sulla destra del piatto, accanto al coltello e vengono accostati alla bocca dalla parte laterale e non dalla punta. I più grandi, da servizio, si sistemeranno in attesa di essere usati sull’apposito piano di servizio accanto alle altre posate. Quel che è divertente notare è che quando un attrezzo ha raggiunto il suo formato ottimale per l’uso cui è destinato, la sua foggia, nel tempo anche lontanissimo, non è mai cambiata. Se avessimo potuto invitare alla nostra tavola un antenato cavernicolo, magari il cucchiaio lo impugnerebbe non come facciamo noi, ma sicuramente saprebbe come servirsene; resta il dubbio sul gradimento della vostra pur ottima minestra, ma questo è un altro argomento.


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I pelmeni in Russia hanno la stessa importanza e la stessa popolarità dei tortellini in Italia. Si trovano nei freezer ( ma non nei banchi frigo) di ogni supermercato in mille versioni “pret-à-manger”, differenziandosi per forma, grandezza e ripieno che può essere di carni bianche, di carni miste o addirittura di patate e funghi.

Eppure, quando si tratta di un pranzo domenicale in famiglia o di un’occasione importante come Natale, si fanno rigorosamente a mano. Ricordo ancora le lunghe serate invernali durante le quali tutta la mia famiglia si riuniva intorno al tavolo per confezionare qualche centinaio di pelmeni.
A me piace far saltare i pelmeni in padella con poco burro, per farli diventare croccanti, oppure mischiarli con i funghi trifolati, la panna acida e infornare sotto il grill con una spolverata di formaggio. Semplicemente squisiti.

Ingredienti
300 g di farina
2 uova
50 g di acqua
sale
per il ripieno:
100 g di macinato di vitello
100 g di macinato di maiale
Mezza piccola cipolla
sale
pepe

Preparazione
Verso la farina a fontana sul piano di lavoro, rompo le uova al centro e comincio ad impastare con la forchetta.

Aggiungo un pizzico di sale e verso poca acqua per volta, quanto basta per ammorbidire un po’ l’impasto.

Lavoro l’impasto per qualche minuto, poi formo una palla e la lascio riposare sotto la ciotola di vetro.

Nel frattempo preparo il ripieno: trito la cipolla e la aggiungo al macinato di vitello e di maiale, condisco con sale e pepe e passo nel tritacarne per amalgamare bene il ripieno.

Prelevo un pezzetto di pasta riposata e la stendo molto sottilmente con un mattarello, ritaglio i piccoli cerchi con un bicchierino, inumidisco i bordi con l’acqua e metto al centro di ogni cerchietto un po’ di ripieno.

Piego il cerchietto a metà, premendo bene i bordi, e formo un “tortellino”, riunendo le due estremità.

Dispongo i pelmeni su un vassoio rivestito con un canovaccio, poi li lesso nel brodo di carne o di pollo per 1-2 minuti.

Servo i pelmeni con il burro o con la panna acida.


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Le donne vanno sempre di corsa, dividendosi tra il lavoro e la casa. Per fortuna, però, esistono degli elettrodomestici che diventano validi alleati anche in cucina. Uno di questi è senz’altro la macchina del pane, che consente di ottenere un pane buono e fragrante come quello che si acquista in panetteria. .

La macchina del pane è un elettrodomestico da cucina che da qualche anno si sta diffondendo parecchio in Italia. Si tratta di una impastatrice abbastanza semplice, ma come tutti gli elettrodomestici, è necessario imparare ad usarla correttamente per ottenere il massimo del risultato. Poiché ci sono parecchi modelli disponibili in commercio, è opportuno scegliere quello più adatto alle proprie esigenze e al tempo che si ha a disposizione. Conosciamola quindi più da vicino in questa guida

Come si compone la macchina per fare pane in casa

La macchina per fare il pane è composta da una impastatrice che svolge le varie fasi di lievitazione e successiva cottura. Con questo elettrodomestico è possibile ottenere qualsiasi prodotto lievitato, ma tutti assumeranno la forma del cestello della macchina, cioè un parallelepipedo o un cubo. Ogni macchina del pane, a prescindere dal modello e dalla marca, è appunto dotata di un motore e di un cestello in cui tutti gli ingredienti necessari vengono mescolati e impastati con l’aiuto di una paletta, che ha la funzione di amalgamarli bene.

Nel vano in cui vi è il cestello si trova anche una griglia di riscaldamento, che raggiunge diverse temperature durante le fasi di lavorazione del’impasto, fino a cuocere i prodotti con la stessa potenza di un forno. Il cestello è inoltre dotato di una maniglia che favorisce l’inserimento e l’estrazione dei prodotti ottenuti. La macchina si richiude con un coperchio sul quale una finestrella permette di controllare le fasi di lavorazione e la successiva cottura.

In genere la confezione della macchina che si trova in commercio comprende in dotazione anche un bicchiere graduato per misurare i liquidi ed un cucchiaio per dosare il lievito ed il sale. Inoltre la maggior parte dei modelli consta di una ventola per attuare un ricircolo dell’aria e prevede la possibilità di scegliere che tipo di doratura far ottenere al prodotto finale. Si può infine scegliere il livello di cottura ideale sia per la crosta, che per l’impasto. Per maggiori dettagli consigliamo di leggere questa guida sulla macchina del pane di Luca Barra.

Alcune macchine dispongono anche di un timer che permette di programmare la preparazione del pane ad un’ora precisa, ma si tratta di un accessorio non fondamentale, che di certo non incide sul risultato finale. I modelli più avanzati consentono di gestire diverse capacità, in modo da assicurare il massimo rendimento: questo elemento è importante da considerare quando si deve acquistare una macchina per il pane che sia efficiente e affidabile.

Modelli in commercio

La scelta di acquistare una macchina del pane richiede una serie di valutazioni. In commercio esistono tanti modelli e marche diverse, ed anche il prezzo differisce notevolmente. E’ ovvio che la scelta dipende anche dalle esigenze e dalle “tasche”. Nel caso di una famiglia numerosa, per esempio, è consigliabile optare per una macchina dalla capacità maggiore, in grado di sfornare fino ad un chilo di pane.

Facciamo ora una veloce carrellata di alcuni modelli di macchine del pane che si trovano in commercio, tenendo presente che ve ne sono alcuni di “ultima generazione”, e altri invece più elementari nel funzionamento. Per quanto concerne il prezzo, può oscillare dai 60 euro in su a seconda dei modelli.

Kenwood
Ho avuto modo di provare personalmente la macchina del pane Kenwood BM 450 780 w (con quindici programmi), perché l’ha acquistata da poco la mia mamma. Queste le sue caratteristiche: timer programmabile, capacità 1 Kg, facilità di utilizzo. Il rivenditore mi ha detto che al momento è una delle migliori macchine in circolazione, e che la qualità è garantita. Ve ne sono però anche altre, ad un prezzo decisamente inferiore e di buona qualità.
Panasonic
Con la macchina del pane Panasonic Bread Bakery SD- 255 si può ottenere sia il pane normale, che quello integrale, di segale, francese, ecc. La potenza è di 600 kw, la capacità pari a 600 grammi.
Moulinex
Altra marca decisamente affidabile è la Moulinex. Il modello di macchina del pane è OW 5023 Home Bread Baguette, capace di preparare anche l’impasto per la pizza e le marmellate, dotata di display e oblò dal quale verificare le fasi di lavorazione. Questo apparecchio dispone di 14 programmi, ed ha una potenza di 1650 watt.
Ariete
Della marca “Ariete” qualcuno ha provato le due varianti di macchina del pane e si è trovato molto bene. Vi è Pane Express Metal che realizza pane, dolci, pizza, focacce e confetture. La capacità è di 500 grammi, la potenza 530 watt. Anche questa macchina è dotata di oblò da cui osservare lo stato di avanzamento della cottura, un particolare da non trascurare, poiché consente di tenere sotto controllo l’impasto fino alla fine della cottura. L’altro modello “Ariete” si chiama “Royal Princess”, è una macchina automatica, con cinque programmi digitali, schermo LCD, funzione rapida per brevi programmi, timer programmabile. Le dimensioni consentono di produrre circa 500 grammi di pane, la potenza è di 530 watt. Il prezzo è abbastanza abbordabile, si aggira infatti sui 60 euro. Ideale per i principianti e gli utenti non molto esperti.


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